martedì 31 gennaio 2012

Competenze acquisite: ottima capacità di mentire.

Alla fine il Master of Horror mi stupisce giorno dopo giorno.
Dopo avermi costretto a chiedere scusa per non aver fatto studi che comprendessero il diritto internazionale, ho scoperto che non volevano per niente farci diventare fotocopiatori professionisti.

No no no.
Noi qui siamo gente seria.

I grandi capi volevano mandarci in giro per Napoli a fare le cose che loro non volevano fare.
Lo ripeto, se non ci credete.
I grandi capi volevano mandarci in giro per Napoli a fare le cose che loro non volevano fare.

Molto divertente. Nella super sala conferenze in cui ci hanno accolto per offrirci questa opportunità, nel silenzio dei legni e dei faldoni, m'è scappata una risata.
Ma è stata in quel momento che ho dato il meglio di me, trasformandomi in un'esperta mentitrice.

L'autrice vestita da Mata Hari per Carnevale.

Ho detto loro della possibilità di lavoro assolutamente imperdibile che ho tra le mani e che non mi avrebbe permesso di fare il fattorino per loro.
Possibilità che ovviamente non esiste, ma avevo la faccia seria quando l'ho detto, quindi confido in questo.

Temo di essere stata un po' superficiale perché domani c'è un'altra lezione e il prof. è uno che conosce tutti.
Nel senso tutti. Quindi vorrà, probabilmente sapere qualcosa di questa mia sfavillante opportunità.
Credo che dovrò ripetere la perfomance, evitando nomi.

Ma che soddisfazione è stata quando, uscita dalla sala conferenze, l'altra fortunata ragazza che mi faceva compagnia mi ha detto:

-Oddio, ma è bellissimo! Vai davvero a fare uno stage lì?
-Ma anche no.
-Cazzo, sembrava vero quando lo dicevi!

Sono soddisfazioni.
E comunque ha inventato una scusa anche lei.
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lunedì 30 gennaio 2012

Amo la gente morta.

Guardo circa dieci film a settimana.
Non è una cosa che dico spesso in giro perché arrivano puntuali sempre almeno due domande: Non esci mai la sera? e La settimana è fatta di sette giorni, come ci arrivi a dieci?
Ci arrivo, ci arrivo.
In ogni caso non sono affari vostri.

Finisce che io e la mia Compagna di Divano, colei che dà la vita e la toglie, colei che siede alla mia sinistra sul divano (o forse sono io che siedo alla sua destra), spaziamo dai film degli anni ’30 ai film dell’altro ieri, e confondiamo il passato con il presente.
Quindi sono innamorata di gente morta, così come le ragazzine sono innamorate di quello di Twilight.

Edward e Bella secondo l'autrice.

Vedo un film del ’61 con lo stesso palpito nel cuore con cui andai a vedere Titanic e Leonardo di Caprio a dodici anni, in un era pre-dvd e pre-ossessione cinematografica.
Sono profondamente convinta che l’uomo più bello di Hollywood sia uno che, nella sua ultima apparizione prima della morte assomigliava a mio nonno.
Capirete che queste sono cose che dico ancora meno spesso.
Quindi ecco tre uomini perfetti, quelli che amo l’attore e il personaggio, quelli che quando interpretano il principe azzurro sono il principe azzurro, e quando interpretano un omicida sono un omicida. Perché sono una bambina e non capisco la differenza, e le pettinature degli anni ’40 sono più belle di quelle di adesso. E sono attratta dalle cose che luccicano, e il cinema è una collana di diamanti.


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sabato 28 gennaio 2012

I know what you did last summer.

E’ sempre una soddisfazione trovare almeno una cosa geniale in un libro davvero brutto.
Quando leggevo un Palahniuk dietro l’altro, come se non ci fosse un domani, inciampai in La scimmia pensa, la scimmia fa probabilmente uno dei libri più inutili mai scritti, ma che si salvava per un paio di capitoli (non è vero. Ho letto libri che non avevano nemmeno quel paio di capitoli, quindi erano più inutili).

In particolare la premessa (deprimente che la parte migliore di un libro sia la premessa) e Quasi California non mi hanno fatto rimpiangere gli euro spesi per l’acquisto (che non ho fatto, perché il libro mi è stato prestato, ma fa figo dichiararsi consumatori insoddisfatti).
In due parole, la regina dei riassunti vi dirà che Palahniuk sostiene che uno che voglia scrivere trova materiale facilmente, dietro ogni angolo di ogni strada che percorre. E spesso non deve nemmeno uscire di casa, basta comprare due birre e invitare gli amici a casa: butta lì un argomento di cui vuole sapere qualcosa, e questi suoi amici parleranno per ore e diranno cose così intelligenti che dovrà solo ricordarle e inserirle nel suo romanzo e nella bocca del personaggio giusto.
Io non ho amici così interessanti, Chuck.
 
Un tipico esemplare di amico di Palahniuk.
Gli amici dell'autrice assomigliano a Zichichi ma discutono per lo più
di trippa.

 In Quasi California si gira attorno a un ragionamento simile per poi concludere che il pazzo disgraziato che sfortunatamente vuole scrivere, vive e scrive contemporaneamente nella sua testa. Tutto scorre davanti agli occhi e viene modificato per essere poi scritto in maniera molto fedele e molto infedele alla realtà.
Anche questo è verissimo: il 99% di quello che scrivo su questo blog mi è successo davvero, e di questo 99%, il 99% è successo in maniera leggermente diversa. (Da questo deduciamo che esiste un 1% di cose che non mi sono mai successe, e un 1% di cose che mi sono successe esattamente come le racconto).

Tutto questo per dire che provo un’indicibile vergogna nel far leggere il mio romanzo alla Compagna di Divano o ad altri parenti stretti.
Anche se niente di quello che ho scritto mi è mai successo.
Anche se non sono mai stata abbandonata da sola in una città straniera, né ho rifiutato di lavorare in una multinazionale, né ho mai fatto una cosa a tre, né sono scappata di casa.
Però i miei protagonisti dicono delle cose che dice mia nonna, qualcosa che dice il Re, parlano come me e la Compagna di Divano qualche pomeriggio fa davanti a una tazza di caffè.
Sono stata in quasi tutti i posti che ho descritto e, se uno mi conosce bene, mi ritrova sparpagliata nei posti più strani delle mie storie.

E poi ho scritto delle parolacce.
Non sono certa di volermi far leggere così dai miei consanguinei.
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mercoledì 25 gennaio 2012

La centralità delle tende che svolazzano.

Dalla regia mi dicono che, maledizione, è arrivato il momento di dire di cosa parla il romanzo che sto scrivendo. Evidentemente stanno arrivando numerose email e telefonate e fax.
Solo che io, ideologicamente, non credo nel riassunto della trama.
Il mio romanzo parla di tre persone che si incontrano per caso in un posto. Nessuno dei tre vorrebbe trovarsi dove si trova. Nessuno dei tre vorrebbe tornare a casa.
Ecco, non credo sia molto accattivante. Se in quarta di copertina dovessi leggere una cosa del genere non direi oh cacchio, che genialata! Questo libro s’ha da leggere!

Davanti alla richiesta di riassumere, l'autrice
preferisce mettere ordine.


E, volendomi togliere dal mucchio (dato che probabilmente nessuno dovrà leggere il mio riassunto su una quarta di copertina) ho tante volte avuto difficoltà a far capire alla persona con cui parlavo quanto mi piaceva il libro che stavo leggendo, solo spiegandogli di che parlava.

-Sì è bello, ma di che parla?
-Parla di quest’uomo che torna a Lisbona e vede il fantasma di Pessoa, solo che lui si chiama Ricardo Reis? Ma ti rendi conto?!
-Come no.


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mercoledì 18 gennaio 2012

Master(s) of horror.

E dunque il secondo giorno di master si è concluso.
Quest’alta formazione ti da molte possibilità. Tra le quali scoprire con orrore che probabilmente non sarai mai in grado di fare niente. O perché vuoi fare la cosa sbagliata, o perché non sei grado di fare la cosa giusta.
Anche la formazione più bassa mi aveva insegnato questo: ti sei scelta un possibile futuro lavoro di ripiego che non hai le capacità di svolgere. Son soddisfazioni, soprattutto perché avevo scelto con cura il ripiego.
Alla fine riceverai un attestato che probabilmente non userai mai.
L’importante è saperlo.
Dunque ci dicono che in sostanza il giornalista non esiste più. E’ del tutto illusorio credere che finiremo a scrivere su un qualche giornale o quotidiano o settimanale o periodico della Hachette che parla di canne da pesca.
Ma non è rilevante dato che non saremo comunque in grado di mantenere i contatti con un milione di caporedattori, non dormire per tre notti consecutive, leccare culi vari e comprare costosi cesti natalizi per oliare il “sistema”.

Una studentessa del Master of horror.

 Non saremo mai in grado di farci passare al telefono la segretaria di Nanni Moretti. Quindi cosa ci affanniamo a fare?
E vabè. Se dovessero sottopormi un questionario di valutazione proporrò che lavorino di più sulla motivazione degli insegnanti.
Intanto dobbiamo essere grati di aver avuto queste borse di studio. Anche la ragazza che non aveva alcuna voglia di sapere qualcosa sul giornalismo ma ha dovuto accontentarsi perché il master che aveva scelto non è partito. Anche lei deve essere grata.
Ringrazia, fortunella che non sei altro.
E dato che siamo giovani plurilaureati con voti da paura, ci conviene accettare la proposta che ci ha fatto il Super Gran Capo Ing. Dott. Bast. Figl. Di Putt., e cioè andare un paio di volte alla settimana da loro ad aumentare il nostro bagaglio di esperienza personale e professionale in maniera non finalizzata e in un campo che non ci compete affatto.
Cioè lavorare gratis a tempo indeterminato, probabilmente per fotocopiare documenti importantissimi.
Dobbiamo accettare perché il nostro grande insegnante giornalista dice che il Gran Capo Ing. Dott. è una persona serissima.
A parte che ci fa sentire in difetto perché non sappiamo nulla di Diritto Comunitario.
E il Diritto Comunitario è l'abc di ogni fotocopiatore.

No davvero. Quando esco dall’aula mi sento rinata.
Corro a casa e mi metto una borsa d'acqua calda sulla testa.
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domenica 15 gennaio 2012

Il senso delle proporzioni.

E’ un film ricco di avventura, c’è un po’ di Indiana Jones e rocambolesce scene d’azione. Abbiamo voluto creare un’opera di grande respiro, che comprendesse la vita intera. Ci sono grandi spazi e paesaggi, un’esperienza indimenticabile. Abbiamo voluto introdurre un’evoluzione del carattere dei personaggi che non sono fermi al punto di partenza, ma sono cresciuti, maturati, si sono evoluti rispetto al primo film. C’è una crescita. Noi crediamo nell’introspezione: in questo modo si crea un percorso interiore credibile e umano.

Il regista di Alvin superstar 3 all’uscita del sequel.
Alvin superstar 3.
Cito a memoria da un’intervista vista, in un momento di smarrimento, in tv.

A me spesso quello che scrivo, fa un po’ schifo. Magari è un buon segno.
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venerdì 13 gennaio 2012

Norvegia e torte di mele.

Ecco. Credo sia abbastanza grave il fatto che io non ricordi assolutamente di aver scritto queste poche righe.
Dove, quando, ispirate da che cosa?
Non è ho idea. Così come non ho idea di dove si trovi Trondheim e se esista, o sia una località della Terra di Mezzo.
(Sono corsa ai ripari e ho googleato: si trova in Norvegia ed è sede di una importante Università. Bello.)
Ma come e perché abbia trovato cinque minuti per scrivere una cosa del genere e metterci dentro Trondheim, zar russi e torte di mele, boh.
Vago ricordo: forse era quando ascoltavo tutto il giorno Paolo Nutini e mi informavo sui prezzi di una crociera nei fiordi. Ari-boh.

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mercoledì 11 gennaio 2012

Ikeade.

Mi accorgo che un anno è passato perché è scaduto il catalogo Ikea.
Da agosto ad agosto ti garantiscono prezzi bloccati. Poi il catalogo scade
e cambia tutto.
Devo ritirare quello nuovo in negozio. Non posso aspettare che lo
mandino a casa perché la portiera ne prende 6 copie: per lei, per la
suocera, per la cognata, per l’amica del ramino del venerdì sera e per sua figlia,
e per il prete, ché in chiesa non li mandano.
Stai a vedere che le panche si chiamano Vlastag e sono
made in Svezia.

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martedì 10 gennaio 2012

Ho sognato il figlio dei Pooh.

La mattina a colazione ho sempre qualcosa da raccontare perché ho un’attività onirica molto produttiva, che rientra probabilmente nella definizione di una qualche disfunzione di cui non conoscono il nome. IperRemPhase, che ne so.
Sogno tanto e sogno spesso e mi ricordo tutto. Così si può fare conversazione mentre inzuppo gli OroSaiwa nel cappuccino.
Storie intricate, spesso di ambientazione medievale.
Io che odiavo sia la storia, sia il medioevo, finché non apparve un uomo troppo bello per essere un professore di storia. Eppure diceva di esserlo e faceva sospirare tutte nell’aula a parlamento dell’università.
Ma credo fosse solo la noia. Non era poi questo granché.
Sogno spesso il mio Re (l’altra notte ci sposavamo nella cappella dell’università di Oxford, vestiti con maglioncino a collo alto e giacca con lo stemma dell’istituto), qualche volta mia sorella.
In una mansarda parigina la mia migliore amica mi ha confessato di aspettare dei gemelli: aveva il test di gravidanza in mano e il suo bagno era tremendamente simile a quelli del liceo che abbiamo frequentato insieme.
Non sogno mai i Miei Divi, quelli che non so se amo di più il personaggio o l’attore, ma un ambientazione Hollywood anni ’50 sarebbe gradita, nonché richiesta poco dispendiosa, giacché ho certo più dimistichezza con Paul Newman che con Carlo Martello.
E’ successo che, una notte, ho sognato Francesco Facchinetti.
Era una festa alcolica e sfrenata. Ballavamo a decine su di un balcone.
Da questo sogno è venuto fuori il mio romanzo. In cui ho inserito pure la festa sul balcone, ovviamente.
Una mattina mi è sembrato che la sensazione lasciatami addosso da quel sogno potesse valere qualcosa. E’ valsa una scena, tanto mi basta.
Da quella festa sul balcone mi sono chiesta varie cose, perché non avevo niente da fare.
Occupavo il tempo libero recuperando tutte le stagioni di How I met your mother, quello pieno era occupato dalla mia tesi. Così nelle pause tra una puntata di HIMYM e l'altra, pensavo.

Chi balla, chi sta seduto?
Dove sta questo balcone, in che città?
E’ estate o inverno?
Che cosa festeggiamo?
Chi sono io che saltello in mezzo agli altri?

Comunque ho espunto il Pooh jr: state certi che non si trova sulla lista degli invitati alla mia storia.
Però, se mai le avventure dei miei tre disgraziati protagonisti dovessero vedere la luce, gli dedicherò un rigraziamento particolare.
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lunedì 9 gennaio 2012

Cose che mi succedono spesso.

-Vorrei scrivere!
-Nel senso?
-Scrivere. Libri. Da grande.
-Ah. Ma come lavoro?
-Sì.
-Ah. Tipo giornalista?
-No. Tipo scrittrice.
-Scrivi polizieschi. Quelli vanno forte. Poi ci fanno i film e le fiction su raiuno.
-Non son capace.
-E allora cosa? 
-Libri. Narrativa. Romanzi. Ne sto scrivendo uno.
-Ah. Scrivi di cose che non esistono quindi?
-...

Un blog quindi. Perché c'è sempre un buon motivo per fare quello che si ha intenzione di fare.
Il mio è che non faccio sport e mi piace stare seduta.
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