lunedì 27 febbraio 2012

Cinedomeniche vol. II - Paul Newman.

Uno dei pericoli nascosti dietro i film con Paul Newman è occupare una cinedomenica dopo l’altra soltanto con lui, ignorando gli altri cent’anni di storia del cinema.
Il che non è per forza un male se non fosse che ci avvicina troppo velocemente al drammatico momento in cui, insieme alla filmografia di Paolo, finirà ogni ragione di vivere.
Fuggite, sciocchi avrebbe detto Gandalf il Grigio.

L'autrice ha ricevuto, direttamente da Paolo UomoNuovo,
l'approvazione per pubblicare questo Cinedomeniche vol.II.


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martedì 21 febbraio 2012

Cinedomeniche vol.I - Alfred Hitchcock

Si dicono #cinedomeniche le mie domeniche.
Io e la Compagna di Divano tentiamo di sfuggire al giorno più triste della settimana guardando in media tre film. In questo modo arriviamo al tristo lunedì sane e salve e non discutiamo più della coincidenza per cui uno pensa al suicidio sempre nel giorno del Signore.
Anche voi potete avere le vostre cinedomeniche. E trasformale in cinequalunquegiornodellasettimana, a seconda delle necessità. L’importante è sedersi sul divano verso le tre del pomeriggio e alzarsi verso mezzanotte. È permesso solo l’uso del bagno.
Dalla regia mi hanno suggerito di condividere questa esperienza domenicale, dato che non posso inserirla in nessun CV.
E vabè.

Sir Alfredo amava fumare volatili.
 In questo Cinedomeniche Vol.I un paio di combinazioni da tre che favoriscono la circolazione sanguigna, rinforzano i capelli e purificano la pelle come le maschere al cetriolo.


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Andando a piedi nel bosco.

Odio ascoltare la musica mentre cammino per strada. Mai fatto. Nemmeno in piena adolescenza.
Solo che ho talmente perso l'abitudine a svegliarmi presto la mattina e l'altro giorno ero così drammaticamente addormentata che, per paura di crollare priva di sensi in mezzo alla strada, ho pensato bene di recuperare le cuffiette del mio telefono e sentire un po' di musica.
Dalla radio. Perché non ho musica sul cellulare.
E non trovavo il mio mp3. Ecco percé dal telefono.

Io ascolto solo Virgin Radio. Sappiatelo.
Il rock è nell'anima e blablabla.

Quindi, mentre andavo al Master of Horror, ho trovato in fondo al tunnel la luce che si spera guiderà nei prossimi giorni la mia talentuosissima vena creativa.

*e qua ci sta bene un pernacchio*


Blue Oyster Cult - Don't fear the reaper (1976)
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lunedì 13 febbraio 2012

Public speaking.

Io da grande voglio fare un lavoro in cui posso stare chiusa in una stanza.
Da sola.
Considerando che tutto il mondo ambisce a un ambiente dinamico e stimolante, credo di non pretendere molto.
Da grande voglio fare un lavoro in cui non devo parlare con nessuno.
Un lavoro in cui posso comunicare tramite e-mail e allegando, allegando l'ira di Dio. Considerando che il più delle volte non si riesce a capire quant'è lunga la gamba e dove arriverà il passo, credo che una persona che sappia riconoscere il suo punto debole sia persona da tenere in considerazione.
Una persona, cioè io.
Da grande voglio fare un lavoro che non implichi il parlare a una platea di cose di cui so poco e niente, ma anche di cose di cui so molto.
Io da grande vorrei semplicemente stare zitta.

La copia dell' Institutio oratoria in possesso dell'autrice.

E con questo stato d'animo esco dalla lezione del master of horror in cui abbiamo parlato del pablic spiching.
Ah, beh.
Ho dato il meglio di me mentre confessavo la mia incapacità di stare dritta in piedi davanti a una folla di cinque persone.
E come non ammirare la naturalezza con cui gli altri, contagiati dal mio imbarazzo e mossi a compassione, mi hanno concesso di cambiare argomento e parlare dell'ultimo film visto?
Che, manco a dirlo, era un film con Paolo UomoNuovo. Quindi non credo di aver fatto una migliore impressione mentre decantavo i suoi occhi di ghiaccio.
E vabè.
D'altra parte è prevedibile, oltre che auspicabile, che un master ti dia gli strumenti necessari per capire quello che vuoi fare. O non vuoi fare.
Io non voglio parlare. Master of horror 1 - Me 0.

In compenso, ho scritto il primo comunicato stampa degno di questo nome. Ottimo mi ha detto il prof. E io ero contenta come quando la maestra alle elementari mi scriveva Bravissima sul quaderno, in fondo all'esercizio.

Tutto. Tutto. Persino il comunicato stampa. Basta che non mi facciate parlare a voce alta. Quando sto zitta sono incredibilmente affascinante.
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lunedì 6 febbraio 2012

Pornodilemma.

C'è stato un certo momento in cui ho pensato di guardare un porno.

Per scopi artistici, s'intende.
Scrivere una scena di sesso è difficile. O almeno lo è stato per me.
Anche scrivere qualcosa che sia sensuale è difficile. Perché quel personaggio piace tanto a quell'altro personaggio? Perché quella ragazza fa gemere di desiderio tutti quelli che le posano lo sguardo addosso?
Boh.
Però lo dovevo scrivere. Andava fatto.

L'altra notte guardavo il remake di un film che amo molto, tratto da un romanzo che amo molto. Parlo di Lolita del '97, remake di quello del  '62, tratto da Nabokov.
Lolita del '97 è semplicemente volgare. Basta poco così per oltrepassare il limite.

L'autrice combatte da anni contro il maltrattamento
di frutta e verdura nel mondo dello spettacolo.

Per i poveri disgraziati protagonisti del mio romanzo spero in qualcosa di meglio. Qualcosa che non sia giocare con una banana, che è uno spreco di cibo oltre che parecchio rivoltante.

Ognuno è eccitato da qualcosa di diverso, non dico niente di nuovo. E qui sta una parte della difficoltà di cui parlo. Trascurerò feticismi vari e pratiche hard e mi gioco un pezzetto di dignità andando sul sicuro: trovo sexy due che si passano una sigaretta; trovo ributtante due che fanni i sensuali con il cibo.
Mi direte: Mickey Rourke e Kim Basinger si sono sollazzati con fragole e yogurt per la gioia dei fans.
Vi dirò: Kim Basinger ha più volte ammesso di aver provato vergogna e nausea durante le riprese della scena.
Quindi abbiamo ragione tutti.

Stabilito che non è l’atto in sé quello che ci interessa (e quindi il porno va scartato, perché almeno i più fortunati, sanno com'è fatto un rapporto sessuale); stabilito che ogni cosa è eccitante e tutto non lo è (e quindi corriamo il rischio di crederci amanti-scrittori bollenti ed esserlo come un fascio di verza), rimane il panico. Seguito dalla prospettiva di iscriversi a un corso per estetiste.
O di tagliare ogni scena di sesso, se non siamo troppo melodrammatiche.

Ho considerato entramebe le ipotesi e poi ho proceduto per tentativi.
Che ho cancellato e riscritto.
E riletto dopo un paio di giorni e cancellato di nuovo.
Poi però ho inserito 4 scene di sesso, quasi che ci avessi preso gusto.
Non saprei dire se qualcuno possa trovarle erotiche, ma posso dire che non mi vergogno di averle scritte, perché sono oneste e credo sia già un bel traguardo.
Alla fine ho trovato utile al mio scopo riferire di oggetti e stanze che lasciano testimonianze di intimità di vario genere; letti, cuscini, ma anche il disordine vario che lascia chi è occupato a fare altro; parlare di una grande vicinanza o di una grande lontananza mi è servito ha raccontare due rapporti, come anche elencare le parti di un corpo o non parlarne affatto.

Alla fine non l’ho guardato il porno.

Se dovessi ancora scrivere di sesso mi ricorderò che, se due fanno l’amore in una stanza, significa che c’è sesso nell’aria, e nell’aria delle altre stanze e probabilmente anche giù in strada.
Caso mai ci cadeste pure voi, ricordate di guardare bene in giro.
La sensualità non abita quasi mai nei posti dove uno è tentato di cercarla.
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mercoledì 1 febbraio 2012

While my guitar gently strimpella.

In un'altra vita spero di essere stata dipendente da qualcosa.
Una pittrice alcolizzata e autodistruttiva.
Uno scrittore col vizietto dell’oppio.
Un drammaturgo con la penna nella destra e il bourbon nella sinistra.
Un cantante che ha voce delle sigarette che fuma.

In questa vita mangio una quantità preoccupante di verdure e bevo molta acqua.

Cedo solo alla birra rossa doppio malto, davanti ai miei amici maschi che prendono una chiara leggera.
I rotocalchi dicono che sono una salutista piuttosto noiosa.

Una delle pietanze presenti all'ultimo esclusivo
party dell'autrice.
 Quando scrivo, di norma, non so mai dove andrò a parare. Perché non sto scrivendo una guida turistica, né un saggio su Kierkegaard, né uno studio sulla voce narrante nei racconti di Leopoldo Alas, tutti casi in cui è auspicabile avere almeno una vaga idea di cosa si voglia dire.

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