lunedì 30 aprile 2012

Comicon 2012, ovvero: io lo so che tu lo sai che non capisco niente di fumetti.

Il Comicon Napoli è una fatata manifestazione in cui una trentenne obesa può travestirsi da Stregatto o da Sailor Venus senza che i passanti le lancino addosso oggetti contundenti.
Questo perché i passanti sono dei quindicenni vestiti da Joker o da One Piece o da un personaggio a caso di Naruto o Dragonball o Death Note. O dei trentenni vestiti da Pacman. O delle sgualdrinelle vestite da Lara Croft. O dei tredicenni brufolosi che regalano free hugs sperando di trovare l'amore.
Aggiungete sessantenni q.b. in ieratico silenzio, che attendono l'autografo presso lo stendo di Sergio Bonelli Editore. Zagor? Tex? Nathan Never? Se non è giapponese l'adolescente manco si avvicina.

Tutto questo non è meraviglioso?

Lo è.



Soprattutto per me e l'Architetto che siamo appassionati di fumetti come Snooki è appassionata del Canzoniere di Petrarca.


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giovedì 26 aprile 2012

Saldi ed ernia del disco.


Non compro un cd originale da quando ascoltavo i Backstreet Boys. Credo.
Eh sì. Capita anche nelle migliori famiglie.
Di infrangere la legge, dico.

Eppure ieri io e l'Archietto abbiamo speso ben tredici euro in cd e dvd.
E non su una di quelle magiche bancarelle che ormai credete pòpolino Napoli.
Da Fnac, cioè un luogo in cui è normale che ti diano lo scontrino fiscale.
Non compravo un dvd da Fnac da quando la Compagna di Divano, persa ogni speranza nel procurarsi illegalmente Fino alla fine del mondo di Wim Wenders, pianse lacrime così amare che decisi di regalarle il cofanetto originale. 
Un Natale di qualche anno fa.

L'Architetto mi ha regalato uno dei più bei doppi cd che esistano. Sciò Live di Pino Daniele, ovvero: quando Pino Daniele ancora non aveva dimenticato come si scrivono le canzoni.
Io ho preso un doppio dvd con le quattro puntate dell'Ed Sullivan Show in cui sono andati ospiti i Beatles.
Lo so. 
Anche l'architetto ha fatto la vostra stessa faccia. Mentre io ero tutta WOW.
Ci sono abituata.

Pino: 5 euro e 99.
Beatles: 6 euro e 99.

Il bottino di una giornata di festa.


Che menti fertili, io e l'Architetto. Spumeggianti.
Mentre risalivamo Santa Teresa a bordo della nostra brand new Vesparella (tentando di combattere contro lo spostamento delle vertebre dovuto alla strada dissestata e agli ammortizzatori dimmerda), abbiamo affrontato un discorso molto serio. Che poi si ricollega benissimo con tutta la storia dei libri a uno e due euro.
(Sì, perché dopo la puntata "Tre libri per sei euro" è andata in onda la puntata "Sette libri per sette euro". Roba che Monti potrebbe affidarmi l'economia nazionale.)

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lunedì 23 aprile 2012

Questo post non è sponsorizzato dalla Giornata Mondiale del Libro.

Uno delle innumerevoli ragioni per cui "La giornalista" non sarà mai la mia risposta alla domanda "Cosa fai per campare?", è che io non so mai le cose per tempo.
Figuriamoci in anticipo.

E quello del giornalista è un lavoro che richiede una certa tempestività. Una certa curiosità.
Queste sconosciute.

Oggi sono successe due cose che ai più sembreranno collegate.
Ma non lo sono affatto. Credetemi.
E' del tutto casuale che oggi sia la Giornata Mondiale del Libro e che sia anche il giorno in cui scrivo che amo le bancarelle dei libri.
Io non lo sapevo mica che oggi c'era una festa del genere. Nessuno mi aveva invitata.
L'ho scoperto per caso mentre, dal Master of horror, mi connettevo clandestinamente a Twitter per sconfiggere la noia.
E domenica, cioè in tempi non sospetti, compravo tre libri per la modica cifra di sei euro totali, presso una bancarella della celeberrima Port'Alba. E' stato ieri che ho deciso di scrivere questo post.
Come vedete non c'è relazione o contemporaneità tra i due eventi.

Port'Alba a Napoli, luogo di infinite soddisfazioni.

Comprare un libro per due euro è come guardare un bellissimo di rete4 a tarda notte.
Un bellissimo che hai già visto.
Perché investi poco, non hai aspettative. Può piacerti, può non piacerti: questo libro può fare quello che gli pare. Tanto l'hai pagato solo due euro.
 

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mercoledì 18 aprile 2012

Rachel Vinrace è morta sulla linea C40.

Ho iniziato a fare pilates pregando che lo spirito di Jane Fonda calasse su di me come lo Spirito Santo e mi possedesse.
Invece mi fa solo molto male una gamba.

Adesso l'Autrice sa di non poter muoversi come Jane Fonda.
Nemmeno se usa Photoshop.

Poi ho letto tutta La crociera andando e venendo dal Master of horror. Mi pare che, a star stesa sul letto o sul divano, non mi venga più bene leggere.
Necessito di stare in piedi. La spalla rattrappita a sostenere la borsa, la destra ad allargare il libro, la sinistra a stringere un sostegno sudicio. Appena arrivo corro in bagno a lavarmi le mani.
Nei pullman parlano tutti, parlano troppo, parlano alle otto di mattina, ma che cazzo c'hanno da dirsi, non so. Per non bestemmiare mi sono portata i libri nei pullman. Per non bestemmiare.
E per le gattare, ovviamente. Ma già lo sapete.

E' successo che ho imparato a concentrarmi benissimo. Tipo che salgo sul C40 e quando scendo posso raccontarti cosa è successo a Brunch Bacardi, ma non so dirti se c'era traffico sulla tangenziale.
Una sorta di sistema di difesa, suppongo. Psicologia da quattro soldi.
Sarà che ho appena finito di vedere Viggo Mortensen che fa Freud e Fassbender che fa Jung.

"Signorina. Si tratta, ovviamente, di un sistema di difesa."


Psicologia da quattro soldi.


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domenica 8 aprile 2012

Cinedomeniche vol. III - Arrivano i vampiri.

Sono stata una fan di Buffy.
È colpa di Sarah Michelle Gellar se ho iniziato a consumare telefilm in maniera compulsiva.
Prima c’era stato Friends, certo. Ma Buffy mi fece uscire di senno.
Comprai i dvd di tutte le stagioni in uscita con TV sorrisi e Canzoni. A conti fatti, se avessi chiesto ai protagonisti di farmi una performance live nella mia stanzetta, avrei speso meno.
Purtroppo internet doveva ancora schiudermi le sue infinite possibilità di delinquere.

Mr. Stoker, dall'aldilà, ci guarda e ci giudica.
Non in maniera positiva, ovviamente.
 Ho dunque pensato che un volume di #cinedomeniche dedicato ai vampiri avesse una sua dignità.
Ma è doverosa una premessa.
I vampiri sono gente cattiva. Non l’ho deciso io. È la letteratura che lo dice.
Dal 1897.
E ancora prima le leggende. I secoli di terrore e gente impalata da Vlad l’impalatore. Mica un soprannome a caso.
Poi sono diventati anche sexy, perché il male è affascinante. Come la morte e la vita eterna con un demone che si stabilisce al posto della tua anima. Il peccato è sexy, le orge, gli occhi trasparenti, la pelle fredda, il pallore e il fatto di trovarsi davanti a uno che, dopo 400 anni di vita demoniaca sulla terra, di cose ne ha viste.
Tertium non datur.
Cioè se non sono cattivi, non mordono, non uccidono, non bazzicano i cimiteri, non hanno una condotta deprecabile eppur sexy, non sono vampiri.
Sono solo Bella e Edward.
Fatevene una ragione.
Di quella roba io non parlo.


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martedì 3 aprile 2012

Cieli di marmellata.

Carissimo Paul McCartney,
senza dubbio la nostra precedente missiva è andata smarrita. Non si spiega altrimenti il fatto che tu non ci abbia risposto. Sappiamo che persona sei e , di solito, non ti neghi su Twitter. Quindi la nostra precedente lettera si è certamente persa nelle maglie della Poste Britanniche. Tutto il mondo è paese. Ti scrivo a nome di Cieli di Marmellata primo fan club dei Beatles in numero di adesioni sottoscritte tra il 1991 al 1993. In quanto presidente del club, eletto a maggioranza di voti nel dicembre dello scorso anno (72 favorevoli, 10 contrari, 3 astenuti), mi permetto di riproporti il quesito già espresso nella lettera perduta.
Ci troviamo nel pieno di una delle nostre sessioni annuali di esegesi dei testi beatlesiani. Lontani dal configurarle come anacronistica e narcisistica pratica per pochi eletti, intendiamo queste giornate di studio come mezzo per divulgare la parola dei Fab Four e stimolare il dibattito intellettuale sulla sorte della musica moderna.
Ha senso mettersi al piano e comporre, una volta esauritasi l’esperienza beatlesiana?
Chi sono i One Direction?
In che filone si inserisce la produzione di Gigi D’Alessio?
Alla luce di quale lampada dobbiamo osservare il suo duetto con Loredana Bertè, per capirne il significato?
Queste sono solo alcune delle domande che i nostri convegni tentano di portare all’esterno. Se nell’aprile scorso la nostra interpretazione di Eleanor Rigby ha permesso una rilettura completa di alcuni componimenti di Walt Whitman, ci troviamo adesso in difficoltà nell’approcciare il testo di I am the walrus. I membri anziani del club non dormono da svariate notti nel tentativo di penetrare quella che, per mancanza di liricità e per la spocchiosa cripticità, è evidentemente farina del sacco di Lennon… 

-Ma vaffanculo Presidente! Va-ffa-nculo!
-Qualcosa non va Pietro?
-Tu! Mancanza di liricità un cazzo! La cripticità di tua sorella!
-Non ti permetto di…
-Ero uno dei 10 contrari! Dico quello che cazzo mi pare!

 

 È a questo punto che un uomo sulla sessantina, ribalta di proposito la sedia di plastica bianca su cui era seduto e raggiunge l’uscita. Io e Giuliana siamo sulla sua strada e, dato che non sembra intenzionato a modificare la sua traiettoria, alla fine mi sposto. Giusto in tempo perché non mi travolga.
Guardo la platea di uomini e donne di mezza età che mormora. Il Presidente si siede sul bordo del flipper e si accende una sigaretta.
Non sono sicuro.
Non sono sicuro di cosa sia quello che ho appena visto.


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