lunedì 29 ottobre 2012

Serissima Birthday Wishlist.

Ecco una pratica lista a disposizione di tutti coloro che nel giorno maledetto nel giorno dei miei natali avessero intenzione di omaggiarmi.

QUI SI PARRA' LA VOSTRA NOBILITATE.

1. Una lampada liberty originale d'epoca.
2. Un appartamento nel quartiere Vinohrady di Praga.
3. Un'esperienza alla "Midnight in Paris". Passato, scrittori, artisti, feste, champagne, Parigi, passato, scrittori, pittori, scrittori, scrittori. Credo le vendano in quelle gift box.

4. Essere Quentin Tarantino come in "Essere John Malcovich".
5. Essere Christina Hendricks.

Scusa Christina, per averlo anche solo pensato.
 6. Essere Anna Torv.

7. Un'arma semiautomatica, una macchina fuori ad aspettarmi, la completa immunità.
8. Un biglietto per vedere l'aurora boreale.
9. Un biglietto per vedere i We are augustines.
10. Fare la groupie di Paolo Conte.
11. Un imprinting della Dollhouse. Superintelligente, superdivertente, nessuna ansia, abilità di kung fu sui tacchi.
12. Vivere in un quadro di Vettriano. Se la gift box non c'è, vedi punto numero 13.


13. Vivere in una puntata di Mad men.
14. Bussare a una porta e, al momento opportuno, dire "Fidelio". Regalo facilmente reperibile: invitatemi a casa vostra e chiedetemi la parola d'ordine prima di entrare. Dirò sempre e in ogni caso Fidelio.
15. Una fetta di Sacher all'Hotel Sacher. Nessuno che mi canta tanti auguri.
16. Il dolce dal nome impronunciabile che mangiavo per colazione a Budapest in quella pasticceria dall'aria vagamente comunista.
17. Alcuni buoni sconto per viaggi temporali, tra cui:

1986, Queen al Wembley Stadium
1961, gli sconosciuti Beatles suonano al Cavern di Liverpool
1829, sono seduta vicino a Leopardi mentre scrive Canto notturno di un pastore errante dell'Asia
1917, prendo il palazzo d'inverno
1989, vivo per un po' a Berlino
anni '70, assisto a un concerto di David Bowie

18. Vestiti da uomo che mi facciano sembrare come Diane Keaton. Oppure essere Diane Keaton e mettersi addosso qualsiasi cosa.
19. Il panino con il Camembert al marché de noel sotto l'Arche de la Défense.
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venerdì 26 ottobre 2012

Di quella volta che l'Architetto mi ha regalato la Naked.

Se fossi un film, sarei un flashback con una colorazione pesante e troppo satura. Ho dai 7 agli 11 anni e sono la protagonista di una festa di bambini fighissima.
Vivo in una casa enorme in provincia e il salone è grande come tutta la casa in cui ancora non posso immaginare che andrò a vivere, ma che già conosco, perché ci passo ogni anno le vacanze estive.
E' pieno di palloncini, il salone. Il tavolo di cristallo (che si romperà una notte, tanti anni dopo, in una casa che invece non conosco affatto, e nella quale traballerà sempre pericolosamente) il tavolo, dicevo, è coperto di roba da mangiare, patatinepizzettearanciata.
Ho un mucchio di amici.
Bambini che urlano, sudati e rossi in faccia. Ci sono un sacco di giochi da fare, gare tra maschi e femmine, corse lungo un corridoio molto lungo, travestimenti, mummificare un compagno con la carta igienica.
Io urlo perché sono la festeggiata, è il mio compleanno e il giorno dopo, ogni 7 novembre, devo assolutamente svegliarmi senza voce. Fai parte dei festeggiamenti e dell'averli fatti per bene.


A 25 anni ho litigato con mio padre perché aveva detto che compivo un quarto di secolo.
Ancora credevo di poter cavare fuori qualcosa di buono da lui. E vabè, poi l'ho capito che mi sbagliavo, tranquilli. Ci sono arrivata.
Un po' facevo la parte, e un po' no.
M'incazzai di brutto.
Perché non capiva che scherzavo.
Perché non capiva che non stavo scherzando.

Metto la crema antirughe intorno agli occhi anche se so di non avere nemmeno una ruga, perché noi giovani e istruiti lo sentiamo il tempo che passa, intorno invecchiano, li vediamo tutti stanchi e acciaccati, alcuni sono morti, alcuni sono sposati, alcuni sono andati in un altro paese per aprire un chiringuito.
La visuale si restringe. Capita solo alla nostra.

Il 6 novembre di ogni anno l'Architetto fa cose di questo genere: percepisce la figaggine di cui io investo certi oggetti, e me li regala.
Non comprarmi niente, Architetto, portami fuori a bere, e a mangiare. Dimmi che sono vecchia così potrò risponderti che sarò, sempre e comunque, un po' più giovane di te.
Il 6 novembre cade di martedì. Speriamo che faccia caldo, e che la città sia mezza vuota.
A Napoli fa sempre caldo il 6 novembre, o almeno è così da quasi 28 anni.
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lunedì 22 ottobre 2012

Cinedomeniche vol. VII - Halloween

Ci avviciniamo ad Halloween.
E' il momento dell'anno in cui gli amanti dell'horror sentono il bisogno parlare.
Ma di Halloween non mi frega niente. Non mi trucco da Cyborg o da Gothic Cretina perché su Youtube mi dicono di farlo.
Qualche anno fa è successo, sì, che io abbia cucinato muffin da cui usciva una glassa rossa sanguinolenta e deliziosi biscotti a forma di bara. Ma lo feci solo perché mi andava. Non c'erano feste o gente a cui distribuire da mangiare.
E' evidente che quel comportamento non aveva nulla a che vedere con Halloween, ma con qualche esaurimento nervoso del momento di cui, fortunatamente, non ho memoria.
Tuttavia, nella casa delle #cinedomeniche, ogni occasione è buona per guardare film credendo che ci sia un criterio dietro la loro scelta, un disegno più grande che solo le genti che amano il cinema sanno decifrare.

Osservate il cinefilo amante dell'horror che, ad Halloween,
gode come un muflone.

Ebbene.
Io non sono amante dell'horror perché sono una fanciulla cagionevole di salute e deboluccia di cuore. Ho paura delle ombre, la notte vado a fare pipì di corsa perché il mio corridoio è più buio dei vostri, sicuro.
Potrei parlarvi diffusamente degli horror che La Compagna di Divano mi ha costretto a vedere nel corso degli anni, lei che li ama tanto. Lei che ha il cuore d'acciaio e spesso si appisola tra una carneficina e uno sgozzamento.
Li potrei suddividere in Case Stregate, Possessioni, Studenti Cretini Che Fanno Campeggio, Esorcismi e via discorrendo. Potrei farlo.
Ma non mi va.
Perché c'è una cosa che accomuna tutti questi film, e non è il fatto che sono horror.

E' IL FATTO CHE IO LI GUARDO STRINGENDO UN PELUCHE.

Questo è un volume di cinedomeniche dedicato alle donzelle come me.


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sabato 13 ottobre 2012

Non lontano come questo ufficio.

C'è questo stretto studio ingombro di libri, bobine e monitor troppo grandi che si prendono tutta l'aria e restituiscono rumore di ventola.
C'è una sola scrivania, rettangolare, e siamo in otto ad esserci seduti intorno.
In carcere 3 mq per persona è lo spazio minimo di vivibilità.
E' evidente che qui non valgono le stesse regole del carcere.
Tutti prendiamo appunti, fingendo di crederci: stiamo costruendo il nostro futuro. E se non è incertissimo, che futuro è.
La strega di Blair è splendida e aggressiva. Non ammette che due persone si parlino senza che le sia data la possibilità di intervenire. Così interviene anche se non sa di cosa stanno parlando, queste due persone. Dice la sua che è sempre giusta, quindi vale sempre la pena dirla.
Faccio fatica.
Faccio fatica a gestire l'aggressività degli altri, quelli che non capiscono le battute, quelli che anche se gli dai ragione devono essere certi che sia chiaro anche su Alfa Centauri che loro hanno fottutamente ragione.
Mi suono Shigeru Umebayashi nelle orecchie per qualche minuto.

Le immagini, non lo so. Ci sono Tony Leung e Maggie Cheung, certo. Ma c'è anche Colin Firth. 
Vorrei saper disegnare.
Un dettaglio ravvicinatissimo su questo taccuino orrendamente sciupato di scritte cancellate.
Alzo un sopracciglio pesantissimo.


La strega di Blair lo interpreta.
Lei sente le voci, capisce la gente, ama il potere delle pietre, fa il bagno a mare il 15 novembre. Usa con convinzione espressioni come "il mio elemento naturale".
Come si fa a ragionare con una così?
Mi dice: "Sembra quasi che tu ci stia facendo un piacere ad essere qui".

Continuo a guardare il mio povero taccuino mutilato.

"Io vi sto facendo un piacere ad essere qui. 
Per colpa vostra non posso più mettere lo smalto 3 volte a settimana. 
Non posso più recuperare i telefilm che ho lasciato indietro. 
Voglio che mi diciate che sono brava, e non vi incazziate se sbaglio, perché non sono una professionista e mi avete preso proprio per questo: perché la società accetta che io non venga pagata.
Voglio che mi diciate "grazie per essere venuta" ogni volta che entro ed esco perché non c'è altro motivo che mi spinge ad aiutarvi se non la mia risaputa bontà.
Io voglio farmi il culo su quello che mi piace o quello che più ci si avvicina o quello che è appena un po' più lontano, ma non tanto lontano come questo ufficio".

A questo punto ho le falangi di adamantio, la maglietta di Superman e le tette di Mystica, che non guastano.
Inoltre so dare mazzate selvagge come tutti gli Avengers messi insieme.

I miei amici mi guardano come il popolo guardava la Libertà che lo guidava, solo che, non c'è bisogno di dirlo, ho l'ascella depilata.



Li conduco fuori e siamo liberi.

(Non lasciatemi sola con me stessa, nel letto, la sera, a immaginare tutti i modi possibili in cui, la gente che odio, potrebbe provocarmi. 
Il risultato è una pericolosa notte insonne che può diventare due mattine diverse.
Una mattina in cui, dopo averla immaginata stronza come Hans Landa, la incontro dal vivo e, a paragone, è la persona più dolce del mondo.
Oppure una mattina in cui io non interpreto Soshanna ma Aldo Raine, e le taglio via lo scalpo, e le incido, con le unghie, una svastica in fronte).
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lunedì 8 ottobre 2012

L'insostenibile pesantezza delle braccia.

Se hai paura di parlare in pubblico, evita che il tuo discorso in pubblico inizi con "Ciao, sono Marianna e ho paura di parlare in pubblico".


Così dice il Profeta.
Ma il Profeta, di solito, parla in un tempio tutto gemme e splendori, dall'alto del suo metro e passa ottanta e sa più o meno dove tenere le braccia (spesso intorno ai suoi scultorei fianchi o incrociate a contrarre i marmorei bicipiti).
Io le braccia non le capisco, così come altri non capivano le sopracciglia.

Braccia?!
Mettete 15 persone che non si conoscono.
Mettetele sedute in cerchio stile Alcolisti Anonimi.
Mettete LEI a dirigere il tutto.
Mettete che ognuno deve alzarsi, dirigersi verso il centro di questo abbraccio virtuale, e presentarsi.

Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo?
(http://samrockwells.tumblr.com)




Vi avevo già detto che non so parlare in pubblico.
Lo sottoscrivo.
Sono invece capace di bofonchiare frasi sconnesse che contraddicono inequivocabilmente tutto il mio percorso di studi e le mie aspirazioni professionali.
Oltre che abbozzare eleganti passi di danza per ammazzare la tensione.

Ommioddio, cosa sono queste cose attaccate alle spalle, ommioddio.
http://theobvioustumblername.tumblr.com/

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lunedì 1 ottobre 2012

Strimpellamenti, ovvero: come non diventare Lane Kim.

Pensate che bello un programma musicale condotto da me.

Questa settimana, come la settimana scorsa, ascoltiamo il White Album dei Beatles. Parliamone. Per la seconda settimana consecutiva. Parliamone, dannazione.

Oppure:

Stanotte ho ascoltato Heroes di David Bowie 63 volte. Parliamone, ma non ditemi che ho le borse sotto agli occhi.
E così via.

Ciao Lane di Gilmore Girls, insegnami come ascoltare
due cd contemporaneamente.

Mettere su una puntata sarebbe abbastanza semplice: basterebbe sostituire "Heroes" e "David Bowie" con un titolo qualsiasi e un nome qualsiasi.

Ciao produttori televisivi. Abbiamo il canovaccio per ottomila puntate. Mi finanziate?

Anche da adolescente ascoltavo e riascoltavo le stesse cassette (perché io ero adolescente nell'età della pietra, è evidente), finché arrivavo a scrivere un poema epico su un passaggio di tonalità.
O finché non mi rompevo il cazzo e trovavo un'altra fissazione. Ecco come ho provveduto alla mia cultura musicale. Anzi no: come ho provveduto alla mia cultura STOP.
A botta di fissazioni.

Un programma a cadenza, diciamo, annuale permetterebbe al pubblico di apprezzare sensibili variazioni. Perché, diciamocelo, fra un mese starò ascoltando lo stesso cd di stamattina.

Ciao produttori televisivi. Il programma lo intitoliamo "Canzoni che non esistono per spettatori che non esistono". Da qui ai Telegatti è un attimo. 

Un giorno di agosto twitta il video di Chapel Song, da me soprannominato: la mazzata emotivo-musicale che ci voleva.



Sono i We are augustines, Billy e Eric. Bravi e belli. Hanno una tristissima storia alle spalle, fatta di manager che li inculano, discografici che li inculano e vita che li incula.
C'è pure la morte di mezzo. Morte in carcere. Di un fratello più piccolo e scapestrato. Suicidio.

PIANGETE.

Se volete saperne di più e c'avete 40 minuti liberi, ascoltate questa intervista a una radio olandese, che io ho ascoltato distrattamente, solo cinque o seicento volte, mentre facevo altro. Hanno tutti una dannatissima voce profonda e setosa, anche la conduttrice che, non conosco, ma già amo in maniera molto lesbica.
E loro sono gentili e chiedono scusa per aver detto shit.
E guardano Breaking Bad.
Gli offrirei tè, pasticcini, una birra e un po' di cristalli di metanfetamina blu. Non so.

(Billy che mima Eric che gli porta i tacos quando il fratello è morto. Vabè ciao, cuore, è stato bello averti nel petto, fino a che non sei caduto sotto la scrivania, tra i fili del mouse e della stampante.)



Veniamo al dunque. Cosa cantano/suonano?
Un solo album, Rise Ye Sunken Ships, chè è tipo il cd per cui la notte non sto dormendo. Io non lo volevo nemmeno ascoltare perché, andiamo: un solo album? E dopo che faccio? Vado in un convento di carmelitane scalze?

Per fortuna i We are augustines prima erano i Pela.

BOOM!



Quindi c'è un altro album (Anytown Graffiti) e un botto di  video live da mettere nei preferiti su youtube. Operazione in cui potrei facilitarvi in qualche maniera, ma che consiglio vivamente di eseguire da soli, dato che io da sola l'ho fatta e sono una persona migliore adesso.
Perché lo sapete, no? Se iniziate a mettere nei preferiti i video fatti con il cellulare da un ragazzino impazzito che usa lo zoom a cazzo di cane, siete arrivati alla frutta ma avrete comunque fatto un lavoraccio.

E il lavoraccio nobilita l'uomo.

Questo post non è sponsorizzato da i We are augustines che, infatti, non solo non mi pagano, ma nemmeno hanno intenzione di venire in terra italica. Mi hanno detto che hanno in tutto 10 sterline in tasca e, per adesso, girano un po' l'Inghilterra.
Peccato, perché io ci voglio bene ai We are augustines.
Potrebbero ripensarci e farmi felice.
Anche a Milano va bene, non pretendo mica che vengano in Terronia. Mi organizzo con  l'Architetto e ci facciamo 800 km in macchina, ché a noi queste imprese non spaventano.
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