Era solita piangere, quando la mattina camminava -troppo veloce- davanti all'entrata del conservatorio, e non sapeva riconoscere gli strumenti musicali che venivan fuori dalle finestre.
Una voce, certo, con il suo pianoforte.
Un violino, pure - un esercizio nervoso.
Ma quella volta -che sembrava Gershwin che sale morbido le scale- quella volta, non avrebbe proprio saputo dire.
Quanti ricordi dei pomeriggi nel parco sotto le finestre del conservatorio ad ascoltare qualcosa che non sarà mai davvero mio.
RispondiEliminaEcco. Esattamente.
Eliminache dolce questo post. non so perché mi ha colpita così tanto, ma... ma niente, proprio bello.
RispondiEliminachapeau
Troppa, troppa bontà <3
EliminaBenvenuta <3