mercoledì 4 giugno 2014

L'equipaggio della Nostromo.

Oh, beh, insomma. Rannicchiata sul letto alle 21:23 a chiedermi se questo sia un attacco di panico.
Non credo.
Ho solo qualche problema alla gola - che pare essersi ristretta - e alle narici - aride come i deserti arancioni e rocciosi nelle foto del National Geographic. Riarse e spaccate. È un problema di collegamenti, a bene vedere: naso - gola. Ci pensate mai che siamo un ammasso di tubi come la Nostromo di Alien, un groviglio che ti fotte perché lo xenomorfo sembra proprio un groviglio di tubi?
Ma cosa ne poteva sapere la Compagnia che ha progettato la nave cargo?
Okay, però intanto l'equipaggio della Nostromo - 
Dallas, Parker, Ash, Lambert, Brett, Kane - è schiattato per via di questa somiglianza.
Un ammasso di tubi, dicevo. Naso e gola - e orecchie, se aspiriamo a un minimo di accuratezza scientifica - sono dei tubi collegati. Eww.


Controllo su Wikipedia i sintomi dell'attacco di panico. Torno subito.

Allora.
Tremori fini o a grandi scosse
Dolore o fastidio al petto
Sudorazione
Sensazione di soffocamento
Respiro corto o sensazione di asfissia
Sensazioni di sbandamento, di instabilità, di svenimento
Palpitazioni o tachicardia
Paura di morire
Sensazioni di torpore o di formicolio
Paura di impazzire o di perdere il controllo
Nausea o disturbi addominali
Sensazioni di irrealtà, di stranezza, di distacco dall’ambiente
Vampate o brividi


Sensazione di soffocamento/Respiro corto: ce l'ho.
Paura di morire: spesso.
Sensazioni di irrealtà, di stranezza, di distacco dall’ambiente: quasi sempre.
Mi sembra pochino.
Ve l'avevo detto che non era un attacco di panico. Mia sorella a volte ce li ha e vi assicuro che non è in grado di elencare l'equipaggio della Nostromo senza googlare.

Senza googlare.

Meno male, eh. Non sono proprio la tipa tormentata, non mi piace soffrire o fingere di. Mia sorella - sempre lei - ci prova gusto a volte: tutti intorno a preoccuparsi, e portiamole dell'acqua, e diamole una tachipirina, e dove ti fa male, dovedove, e dopo un poco guarisce.
Io invece voglio essere sempre in salute a raccogliere i fiorelloni nei campi - bugia, odio i campi e gli insetti - e a sorridere al cielo - bugia - e ad amare il prossimo - terza bugia, salti il turno.
Ma avete capito il genere.
A me di stare male non frega un cazzo. Dallo psicoterapeuta ci mandate le vostre madri. A far parte della Grande Famiglia degli Attacchi di Panico non ci tengo manco per niente. Queste finezze ve le lascio volentieri. Io voglio solo leggere i miei libri e ascoltare la mia musica e fare l'amore e guardare i miei telefilm. Non ho bisogno di nessuna posa da benzodiazepine addicted.


A proposito.
È già capitato che mi sentissi così. Per la stanchezza, tipo, o perché penso troppo a come dovrei raccontare certe storie - basterebbe questo come prova del mio essere loser inside, altro che maledetta - oppure perché la vitamina B12 mi prende male, o perché il vento sulla Vespa mi då alla testa, tipo il Föhn di Phenomena, scombussolandomi i tubi.
Allora torno a casa e mia madre pronuncia la parolina magica.
Lexotan.
E poi subito dopo:
solo una goccia.
Ed è allora che io brandisco la scatola di Filtrofiore Bonomelli come uno scudo e mi faccio una camomilla doppia, liscia.
Mammamma, porca miseria: e se poi mi piace? E se dopo mi sento benissimo, anche meglio di prima? Proprio a me che non so ignorare la busta di taralli pugliesi riposta discretamente nell'armadio fino a che non è c o m p l e t a m e n t e  finita. Proprio a me? E se non posso farne a meno, poi? Non c'ho la stoffa per soffrire: se trovo la soluzione nessuno potrà mettersi in mezzo, altrimenti ne rimarrà soltanto uno e io sono la più carina quindi rimarrò io.
A questo punto è prassi che la goccia se la lasci cadere sulla lingua lei.
Io giro il cucchiaino nella camomilla, inizio a sbadigliare, le dico che avevo ragione, era una cazzata, il Lexotan, figuriamoci. E per fortuna che la camomilla l'ho preparata da sola, altrimenti potrei pensare che l'hai corretta - gesto delle virgolette con le dita - come Cary Grant ne Il sospetto, e tutti avrebbero il sospetto e nessuno la certezza della tua colpevolezza perché alla lampadina nel bicchiere - ehilà, guardate come sono ambiguo in ogni mio gesto! - non hai dato seguito. 
Cary Grant un cazzo, mammina.


Mi sarò innervosita per qualche insignificante particolare della giornata appena trascorsa.
Non sai campare, ora vai a dormire, dice mamma.
Non sai campare, ora vai a dormire, dice il coro.
Che belle vesti avete, dico io. Sembrate quel film di Woody Allen.
Vai a dormire, fa il coro, fuori dalla palle, c'è Eschilo in programma.


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lunedì 2 giugno 2014

Un esercizio di visualizzazione.

L'estate si preannuncia piuttosto polverosa, lo sento dalle narici aride, come se avessimo aggiunto un po' di grain all'atmosfera con Photoshop. Pietruzze e polverine nell'aria.
Ci tengo a che mi visualizziate bene:
al tavolo del salotto, con la faccia rivolta alla finestra, il portatile sul suo cheapissimo supporto Ikea, una luce arancione proprio negli occhi, e i Mumford che spargono ceneri e giri di banjo nel vento mentre i ragazzini giocano a calcio nei campetti di fronte casa e bestemmiano. 
Non me lo ricordo un periodo così ricco di alti e bassi - ricco poi, che ricchezza sarebbe?
Non me lo ricordo un periodo così pieno di alti e bassi. Pieno va bene perché non sono proprio afflitta da nessun tipo di horror vacui e pieno non ha nessuna connotazione positiva, per quanto mi riguarda. Nessuna.
Mi ricordo certo l'insospettabile forza mostrata quasi otto anni fa, quando iniziai a scrivere la tesi di laurea senza pc, su una sedia di velluto sfondata che puzzava di vecchio. Poi però sembra che non sia davvero accaduto niente del genere, sarà che metto sempre considerevoli distanze tra me e Tutto Il Resto tramite dosi ospedaliere di sarcasmo. 
Che ridere, scappammo in infradito, mi tremavano le ginocchia e non riuscivo a premere la frizione della macchina! Thelma e Louise, Thelma e Louise!
Stanotte ho fatto un sogno, era sicuramente un sogno da capirci i numeri e giocare un terno. Qui si dice che non bisogna raccontarlo a nessuno, e andare a giocare di persona, non mandare nessun altro.
Ad agosto tornerò a Parigi per una settimana, dopo otto anni dalla prima volta.
Ho imparato un sacco di roba sul sistema sanitario nazionale.
Io e l'Architetto ci amiamo un po' dove capita.
Compulsivamente faccio acquisti.
Ascolto gli Smiths tutto il giorno, ogni giorno, non ha assolutamente senso - vi appesterei con la lista delle canzoni preferite di sempre diosanto pregate che non lo faccia.
Ho visto True Detective e m'è piaciuto da morire (capito, Mareva?)
Sto scrivendo un paio di racconti e chissenefotte.
Non conosco coetanei che siano interessanti. Sono stata a cena con cinquantacinquenni interessantissimi.
C'è una stanza vuota eppure non disponibile, che cosa strana, non mi ci abituerò mai. 
Invece sicuramente sì, questa diventerà una storia stramba come le altre, come quella volta che fuggimmo come Thelma e Louise, solo che eravamo tre, o quella volta che scrissi la tesi su una sedia sfondata e però presi lo stesso 110, anche se senza lode. 

Pierre Boucher - L'eau



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