lunedì 22 dicembre 2014

How to survive a plane crash.

Raga, questo posto mi manca.

Sì, sono come, non so, le bimbominkia? laggente che stava su myspace? le preadolescenti dal diario col lucchetto?
Non lo so, tant'è: trascurare le cose è malvagio, soprattutto se le cose te le sei scelte, soprattutto se continuano a rispecchiarti, in un modo o nell'altro, e il fatto che le trascuri dipende da una cosa volgare come il lavoro, o il sonno la sera alle 22:25.

Parlavo con Madre e Madre diceva una cosa che riassumo così: ho fatto una vita di merda, prima come figlia, poi come moglie. Adesso che non sono né figlia né moglie vorrei fare tutto quello che non ho potuto - libri film viaggi musica uncinetto ferri musei - ma è troppa roba, ansia, sto ferma e respiro in un sacchetto di carta.
Brace brace. 




Allora ho fatto quello che mi riesce meglio: decontestualizzare le paure degli altri e ricontestualizzarle nel mio personalissimo panorama interiore.
Vedo il mio aereo cadere e sento - come se fosse vera, dio santo - la pena che proverei a dover ammettere di non aver letto Dostoevskij perché avevo sonno, a dover ammettere di non essermi divertita perché un altro essere umano - che si pone al di sopra di me soltanto perché mi passa dei soldi a fine mese - mi ha fatta innervosire, a dover ammettere di non aver scritto - qui o su un documento word o su delle tavole di pietra - perché la pausa pranzo scorre via tra il telefono che squilla e una partita a Two Dots.

Io ho vissuto mesi interi a giocare a The sims e a trascurare il resto, ma almeno con The sims mi divertivo - e poi odiavo il genere umano, non so perché, forse perché non potevo controllarne la coda di azioni.
Ma adesso non mi diverto, troppa parte del mio giorno la occupo non divertendomi e non va bene.
Non va bene quindi non sto mai ferma, esco, poi esco ancora, poi parlo al telefono, poi occupo 10 minuti liberi leggendo un mezzo capitolo di qualche libro, poi faccio pilates, guardo i film di Bergman anche se ho un sonno che non si può capire, poi cerco nuova musica da ascoltare, poi ascolto la vecchia musica che ascolto sempre, poi scrivo mentre mangio un panino seduta su una panchina al sole, poi vado all'ikea e mi faccio molto male tentando di infilare un mobile tv Lack in una vecchia Citroën Saxo.

Sono molto stanca, e ho un bernoccolo gigante in testa, ma è davvero tutto ok. 
Lo nasconde la frangetta.

Quando siamo partiti per Berlino ci sono stati assegnati i posti vicino all'uscita di emergenza e l'assistente di volo ci stava spiegando che in caso di emergenza avremmo dovuto sbloccare il portellone, e ho solo annuito perché non sono ancora riuscita a risolvere questo mio problema del dentro/fuori. Ma fuori, ecco, fuori avrei voluto dirgli "stai tranquillo, sono stanca ma allenata".
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mercoledì 17 dicembre 2014

Che vor' di'?

Ah beh, sei andata a Bologna a conoscere quelli di inutile.

Eh sì, sono andata a Bologna a conoscere quelli di inutile.

Ah, e poi sei andata anche a Berlino.

Così pare, sì, pare così.

E non ce l'hai una fotina? 

No.

Una fotarella? 

No, mi dispiace.

Un selfie stile Ellen agli Academy? Un suvenìr? 'Na porticina de Brandebburgo Svaroschi?

Oh. No. Noncellò.

Embè ma racconta qualcosa, no? Cosa stai a fa'? Hai rotto le palle col compleanno e sei sparita.

Faccio 'n cazzo. Lavoro. Niente di che. Ho fatto un paio di figure di merda, se valgono nel conteggio di 'sta cose che dovrei raccontare di aver fatto.

Mhm, no, non contano secondo me.

Ah. Ma, sicuro? Guarda che erano belle grosse.

Mhm. No. No.

Ok.

E dai, sbottonati.

Mhm. Mettiamola così: tento un perenne stato di concentrazione.

Che vor' dì?

Che tento di vivere concentrata.

Che vor' dì?

Che mi voglio distrarre poco, parlare poco.

Ma pe' fa' che?

Ma non lo so. Delle cose più importanti.

Ma più importanti de che?

Guarda, qua stavo mangiando un bratwurst.


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