martedì 31 marzo 2015

Sveglia e rilassatissima.

Sto vivendo questo periodo di strana consapevolezza e ricerca della serenità, mi ripeto Stai concentrata, non distrarti, dimezza l'ansia, l'ansia da prestazione, l'ansia sociale, tutti i tipi di ansia
Evito di fare due cose contemporaneamente - guardare la tv/tuittare, camminare/parlare al telefono, mangiare/instagrammare - cerco di lasciare lo smartphone sul tavolo il più possibile e non controllare ogni sette secondi quello che dite, la sera quando torno a casa dall'ufficio cammino lentamente e sull'autobus guardo fuori dai finestrini. Faccio pilates quasi tutti i giorni e addirittura respiro seguendo un metodo per respirare, scusate ho troppa vergogna anche solo a dirlo, vado a ridere di me nell'angolo più oscuro della galassia.
Temo che fra poco comincerò a bruciare incenso nella mia cameretta e a tagliarmi i capelli seguendo le fasi lunari, tuttavia devo ammettere che questa svolta per ora sta funzionando abbastanza bene: mi sento meno accelerata e dispersiva, più sul pezzo. Epifania dei trentanni: l'esistenza merita un minimo di attenzione.

Questo cappello per tentare di dare dignità a qualcosa che è nata come semplice e sanguinario incontro clandestino tra cani: mia sorella riceve in regalo uno di quei libri per adulti da colorare (ne aveva parlato anche ilPost): un libro pieno di fiori e farfalle sul quale io inizio a colare bava come quando da piccole lei riceveva Barbie Sposa per il suo compleanno e io nulla perché non era il mio compleanno.
Dunque ho comprato questo fantastico libro (collana Art therapy, ed. L'ippocampo) per vendicarmi di tutte le Barbie Sposa, Barbie Sirena, Barbie Benetton.

Devo ammettere che per un po' di tempo ho gironzolato attorno al "Wreck this journal", libro di Keri Smith stranoto (alle femmine di Instagram e Pinterest, ovviamente) che stimola la tua creatività ordinandoti di fare cose pazzerelle con il libro stesso. Dopo averlo stalkato su Amazon per un po' me lo ritrovai per caso tra le mani da Feltrinelli. No: non avrei mai disegnato un ritratto usando la lingua.
Me ne dimenticai rapidamente.

Questo libro invece. Questo libro è bellissimo: le giappo-illustrazioni mi strappano gridolini  di giuoia ogni volta - così come quelle del resto della collana: Maya e Aztechi! Buddhismo! Art Noveau! Celtico! Giardini in fiore! YAY - e infatti adesso desidero tutti i libri per poter colorare fino alla fine dei tempi e scordarmi del mondo.



Art Therapy Giappone from ippocampoedizioni


(Ho iniziato con le nuvolette a destra della prima slide, se vi interessa.)
Lasciatemelo dire: colorare è la cosa più idiota del mondo eppure vi schiuderà orizzonti di inaspettata figaggine.
La mia routine: mi porto il libro a letto, dopo aver visto *serie tv del momento*, metto i pastelli in un bicchiere della cocacola e metto il bicchiere della cocacola nel contenitore di corda Ikea che tengo appeso vicino al letto.
Coloro.
Farlo è ridicolmente rilassante eppure non concilia affatto il mio sonno, rimango sveglia e rilassatissima per, ehm, ore.




Il nucleo del mio piacere sta tutto nel binomio Sveglia&Rilassatissima. Ecco la condizione perfetta da ricercare in un'esistenza vissuta soltanto nei due estremi di MortaDiSonno e JackTorrance.

Stranamente non mi si manifestano ansie da prestazione o strane compulsioni - Come verrà meglio questa ninfea? Lillablurosa? Verdeboscomelaprato? Ocrasenapepulcino? Occhei, mollo tutto - no, niente del genere. Sto lì a riempire gli spazi, a tentare accostamenti senza paura, e alla fine il risultato è sempre pazzesco, e guardo l'orologio: l'una e cinquanta. Eppure ho colorato solo una porzione piccolissima di disegno. Mi arriva addosso quel godimento puro che solo i libri di migliaia di pagine mi sanno dare: la promessa dell'intrattenimento infinito. Potrei far mattina e mi ritroverei sempre con il 99% del libro ancora da riempire. Un miracolo.

Che roba ridicola e pazzesca, l'adoro.
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lunedì 16 marzo 2015

I buoni consigli e il cattivo esempio.

Sabato pomeriggio sono entrata da Sephora e ho speso 53 euro. 
Ho preso un pennello, la Tangle Teezer, una matita occhi e una per le sopracciglia. 
Il bello è che non avevo i 3 euro in moneta da mettere accanto alla banconota da 50, così ci ho messo un'altra banconota da 50. 
In altri tempi questa cosa - l'acquisto in sé, ma anche la questione delle monete - mi avrebbe fatto andare al reparto psichiatrico perché il tutto potrebbe ritenersi leggermente costoso e poi si sa che, una volta che hai cambiato i soldi interi, il resto esplode come una gigantesca supernova e non te lo ritrovi più.
Invece sabato sono uscita dal negozio tutta fiera pensando che quel pennello lo desideravo da tipo 3 anni, ed è un peccato struggersi d'amore per un pennello da trucco che costa diciotto euro e cinquanta, forse è un peccato struggersi d'amore per tutto quello su cui è apposto un cartellino col prezzo.
Se siete femmine, le vostre madri vi avranno probabilmente cresciute come la mia: dicendovi di cercare prima di ogni altra cosa non l'amore, non i soldi, non il successo ma l'indipendenza economica, perché ci sono una serie di sfortunati eventi pronti a colpire le tranquille esistenze delle donne e, se colpissero, sarebbe meglio farsi trovare preparate, vale a dire nella condizione di poter pagare gli avvocati, i medici, i consulenti, le baby sitter, le dame di compagnia, il cibo per gatti.
La verità è che si tratta davvero di un ottimo consiglio, presumo proprio perché esce dalla bocca di una donna che non ce l'ha fatta a seguirlo. Un'altra verità è che quando esco da Mac con un rossetto che costa 20 euro, non sto mai soltanto uscendo da Mac con un rossetto che costa 20 euro. 



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martedì 10 marzo 2015

Siamo quelli scemi.

Mi ha fatto molto ridere questo articolo dell'Indipendent.
Fay Weldon, (chi? L'autrice di She Devil) propone ai suoi colleghi di scrivere sempre due versioni dei propri romanzi.
La prima, che chiameremo L'Originaria, sarà ricca di cose prettamente libresche come le descrizioni, i flussi di coscienza, le velleità artistiche, la profondità psicologica - tutte qualità che si adattano bene alla carta.
La seconda, che chiameremo La Sorella Scema, sarà più semplice, veloce, più-azione-meno-pippe, fatta apposta per essere letta in digitale. Invita quindi i colleghi a non tirarsela troppo, ad abbandonare la propria "literary dignity", consapevole che lo smisurato ego proprio di ogni scrittore gli impedirà di scrivere una versione così-così del proprio capolavoro.
Mi ha fatto molto ridere l'idea, poiché presuppone che l'uso di una tecnologia ci renda più scemi.
Di conseguenza afferma che se leggiamo in treno siamo meno attenti e se non vogliamo trasportare in borsa tomi di mille pagine siamo più svogliati, impermeabili alla comprensione.
La specifica tecnologia dell'e-reader, rendendoci in alcuni casi la vita più semplice, rende più semplice la nostra mente e quindi sarebbe il caso di adattare il contenuto riscrivendolo for dummies.

Uau.

E' molto interessante anche la constatazione che "writers can’t expect the same version of their book to serve both markets", cioè che l'utilizzo di una tecnologia determini la creazione, non solo di due target differenti, ma di due prodotti differenti. Chi ha tempo e modo di leggere sul divano - non so, un pensionato - è naturalmente predisposto a leggere Proust o Virginia Woolf. Il pendolare si beccherebbe la Kinsella ma da oggi, grazie a Mrs. Weldon, si beccherà il Proust scemo.
Quello dove si parla di meno e si scopa di più.

E' desolante stare ancora a ragionare su un mezzo, un semplice strumento come l'e-reader, ancora a ragionare sul profumo della carta, quando l'unica cosa che davvero dovrebbe importarci è trovare la maniera di far entrare nella nostra testolina qualche brandello di bellezza, fosse anche utilizzando la cura Ludovico Van.

Il 2014 è stato un anno importante per la mia esperienza di fruizione della musica. Ho scaricato Spotify su ogni dispositivo in mio possesso e ho ricevuto in regalo per il mio compleanno un giradischi e dei vinili. Le due cose sembrano ovviamente in contraddizione e ovviamente non lo sono, giacché ho il diritto di ascoltare i Pink Floyd tanto in autobus quanto sul divano con un bicchiere di vino tra le mani e sentire che posseggo i Pink Floyd, che sono fisicamente miei attraverso quei dischi nerissimi. La tecnologia mi permette di fare entrambe le cose e sarebbe stupido non approfittarne.
Non è che divento più scema in autobus.
Non è che in autobus divento fan di Moreno.
Certo possiamo discutere della qualità del suono, della potenza dei bassi, della necessità dell'acquisto di un paio di cuffie Bose - e di nient'altro, non so un cazzo di musica. Però so che Spotify non mi rende un'ascoltatrice più scadente, non ha una sua tech-anima compromessa per colpa della quale gli spettano prodotti pensati compromessi dalla nascita - tipo canzoni che abbiano l'unico merito di superare i decibel del traffico cittadino alle 9 del mattino, adattandosi quindi perfettamente alle condizioni di utilizzo di Spotify stesso. Spotify è solo uno strumento così come la sega circolare: ci posso tagliare pezzi di legno o arti umani.

Allo stesso modo potremmo dire che la tv è la cugina scema del cinematografo, quindi ci puoi guardare in loop soltanto le vecchie puntate de La sai l'ultima? e vaffanculo Breaking Bad o True Detective o Mad men.

Uau. A grandi passi verso la conquista del futuro parlando del nulla.

Sto leggendo Moby Dick. Ho il bel librone di carta in ufficio, leggo nelle due ore di pausa pranzo e lo lascio lì la sera. A casa ho la versione digitale, proprio la stessa identica tradotta da Pavese: sto più comoda a leggere con l'e-reader a letto, non pesa niente. Sapete com'è nel letto, ci si rannicchia, le braccia si stancano, posizioni fantasiose con il pigiamone di pile, il libro pesante che ti cade in faccia.
Ecco, se fosse per Fey Weldon io la mattina leggerei di una baleniera, e la sera di un uomo che va a comprarsi i bastoncini Findus.

Fonte
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giovedì 5 marzo 2015

Si parte con Marvel e si finisce con la vagina.

La missione è stata questa: riguardare i film Marvel, dopo aver guardato la serie Marvel Agents of SHIELD. Si sa: Dio chiede ai suoi figli di fare cose turpi per poi urlare Scherzone! e così Joss ha fatto con me ordinandomi di utilizzare in qualche modo il lavoro da lui fatto con la serie tv.
I filmoni Marvel li abbiamo visti tutti ok, ma mi è sempre mancata una visione d'insieme che mi permettesse di andare al di là di associazioni di pensiero elementari tipo

Thor > martello
Vedova Nera > culo di Scarlett
Iron man > RDJ
Odino > Hannibal Lecter



Mi sono munita di apposita pagina Wiki e, dvd alla mano, ho iniziato a capirci qualcosa di Universo Marvel, davvero un'espressione figa a differenza di giri di parole come Quei film lì, dai hai capito, quelli dei supereroi, quelli con le tute colorate dei fumetti.
Dunque li ho rivisti dopo qualche anno, tutti in blocco, e mi sono stupita di come fossero (sempre stati) facilmente fruibili. Anche da me che posso vantare una preparazione nulla in quella specifica materia universitaria che io chiamo roba fumettosa.

Ecco il momento.

Mi sono ferocemente incazzata per essermi stupita e per essermi volontariamente tagliata fuori da un campo che credevo delimitato dal filo spinato. Non sono acculturata e presuntuosa come l'utente medio dell'internet ma sicuramente non sono l'ultima fashion blogger che veste Artigli e si fotografa nel cortile di casa: cosa mi renderebbe inadatta alla comprensione di un film girato da, senza offesa, Jon Favreau? 
Una sera di alcuni anni fa ho messo nel lettore il dvd de Il settimo sigillo e la visione non mi ha lasciata confusa come il villico davanti alla Bibbia miniata. Aggiungo: dopo non mi hanno nemmeno telefonato gli svedesi perché gli scrivessi un saggio sulla vita, la morte, la fede e dio.

Probabilmente Bergman è meno problematico perché non è così da maschi come i supereroi, un settore in cui ancora si contano le quote rosa e si imbastiscono indagini sociologiche sulle motivazioni che hanno portato tutte queste donne in sala, Hey ma come si sono permesse? Quali messaggi subliminali diretti alle ovaie si nascondo in questo film che contrappone buoni e cattivi come qualsiasi altra narrazione mai prodotta dalla mente umana? 

http://lemonly.com/work/avengers-assemble


Sono solo film normalissimi. La questione è che ci auto-includiamo nel leggendario settore "femmine" esattamente come farebbe un giornalista di Studio Aperto (un servizio dal titolo "Il film da ragazza che i maschi italici sono costretti a guardare" > carrellata sulle facce di J. Aniston e J. Lo). E vorrei che voi amiche lettrici (ciao, a tutte e sette <3) vi scrolliate di dosso queste stronzate sessiste e smettiate di essere carnefici di voi stesse, smettiate di diventare, poco alla volta, un clichè. 
Amiche, forza.
E' il 2015, sì, ma questo mondo ci vuole soddisfatte soltanto davanti alle produzioni Mazzantini/Castellitto, a quelle RAI fiction. Ci vede felici soltanto se si parla di amore, soltanto se la caratterizzazione dei personaggi trasuda sensibilità. Ci vuole far credere che non siamo capaci, che dobbiamo aver letto i fumetti. Che vogliamo le quote rosa anche quando andiamo al cinema. Che vogliamo le eroine femmine, altrimenti non siamo contente, che vogliamo le sceneggiatrici femmine, altrimenti non ci sentiamo rappresentate. 
Peggio ancora: questo mondo ci vede partecipi soltanto se a parlarci è una donna.
Pensateci.
Solo una donna può davvero parlare ad altre donne.
Solo una donna può raccontare la vera essenza di altre donne.
Ma che puttanata. 
Ovvio che poi nascano abomini come le 50 sfumature o i libri della Kinsella o Il segreto su canale 5. Come se di per sé l'utero dicesse qualcosa su chi siamo, cosa pensiamo, cosa ci piace. 
Non credo che esista la categoria "noi donne", siamo tutte d'accordo, vero? Vado in bestia quando si parla della forza-delle-donne, la creatività-delle-donne, l'umanità-delle-donne
Le donne possono essere inette e orribili e deboli o spettacolari come chiunque altro, e certo non sento con chiunque un canale di comunicazione privilegiato basato sul sesso. Ascolto chi sa parlare o chi sa raccontare una storia, e non è detto che dobbiamo avere in comune la vagina.
Ovviamente possiamo avere in comune la vagina. E' la perentorietà dell'affermazione che mi mette i brividi, oltre al fatto che spesso questa esca proprio dalla bocca delle donne. Abbiamo fatto nostro il pensiero degli altri: ci piace essere come i panda, mangiare il nostro bambù da femmine mettendoci lo smalto e parlare di cose pandesche tra noi, senza che gli altri capiscano.

Certo, come no.

Un po' di rispetto per noi stesse, signore.
Guardateli 'sti film con i supereroi. Magari poi vi fanno schifo, ma almeno provateci, datevi una possibilità.
Il mondo dice che li guardiamo per i pettorali di Thor: ribelliamoci. Siamo migliori di così.
Iron man è una bella storia di fantaingegneria in cui si dice che la guerra è una brutta cosa.
Thor è una storia di padri, figli e fratelli e di una scienziata (femmina!1!!) che vive in una roulotte in mezzo al deserto per studiare i collegamenti tra le dimensioni.
Captain America è Forrest Gump con le radiazioni.
Hulk è la storia di uno scienziato che voleva starsene per i fatti suoi in Brasile ma continuano a rompergli le palle.

Amiche, abbracciamo le esplosioni e la loro carica purificatrice.


Le esplosioni sono più belle della Vittoria di Samotracia. Amiamole.
Le esplosioni sono divertenti, la gente che vola lo è anche di più, la gente che fa esplodere le cose volando pfff cosa ne parliamo a fare.
Non neghiamoci niente, per favore. Non diventiamo le Signorine Cagacazzi che conoscono solo Il diavolo veste Prada (invero, uno dei film più brutti mai prodotti), perché poi il mondo ci interpellerà soltanto quando al cinema uscirà Il diavolo veste Prada 2, e sarà anche colpa nostra.
Ho visto tante volte Il diario di Bridget Jones, e continuerò a guardarlo ogni volta che lo passeranno in tv, ma continuo sempre a preferirgli gli alieni e, ora che ho dato una possibilità seria ai supereroi, gli preferisco anche i supereroi e vorrei essere ricordata così, come quella che si dà sempre una possibilità a dispetto della mancata laurea in scienza del fumetto o del master in fantaguerra o della specializzazione in vecchio west.

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