martedì 28 luglio 2015

Directed by. #2


Steven Spielberg
Fritz Lang
Jane Campion
Alfred Hitchcock
M. Night Shyamalan
Lars Von Trier

Paolo Sorrentino
Molti rifiuti, molto onore, molte lacrime. Ho voglia di croissant, quelli veri parigini che sanno di burro ma non sono burrosi. Ernesto senza faccia mi dichiarò grande amore mentre mangiavamo croissant parigini. Molto amore, molto onore, molte lacrime.
Non pensavo che Spielberg fosse così borghesuccio, comunque. Lo credevo più alla mano, forse influenzata da una carriera basata sui ragazzini e sull'amicizia. Al telefono mi ha detto che ha l'agenda piena fino al 2038 e comunque non mangia sfogliatelle, ma solo roba senza glutine. Mi ha chiesto Le fanno le sfogliatelle gluten free?, con il labbro accartocciato dal disgusto che mi pareva di vederlo attraverso il telefono. Deve essersi sparsa la voce che porto le sfogliatelle. Tipo: la sua fama la precede, ma al posto della fama le sfogliatelle. Gli ho detto, Guarda che nel 2038 avrai  n o v a n t a d u e  anni, e spero di aver colpito almeno un pochino.
Non so come comportarmi, ho urlato a mamma cercando di sovrastare il rumore dell'aspirapolvere, Se anche Shalala mi ha detto di no forse devo riconsiderare tutta la questione del film. Appena pronuncio il nome del noto regista indiano, mamma spegne l'aspirapolvere con il piede e inizia a ridere e a rotolarsi sul tappeto ormai privo di acari. Lady in the water, dice mamma rotolandosi e tenendosi la pancia con le mani, Lady in the water le rispondo io, e mi getto sul tappeto a rotolare insieme a lei, come quell'episodio in cui i Simpson guardano il cartone animato giapponese che causa le crisi epilettiche. Ma senza epilessia, solo gran risate sulle ninfe acquatiche e tempo di qualità madre/figlia.


 Quando smettiamo di ridere mamma ritorna ad aspirare e urla Prova a mettere un annuncio su Subito: è difficile trovare peggio di Shalala, no? e ridiamo ancora qualche minuto rotolandoci sul tappeto con la forza aspiratrice che commenta musicalmente la scena, prima di tornare serie ai nostri compiti e alla mia infelicità. 

Cercasi regista per dirigere vita che frana a ponente e sfugge messa a fuoco. Richiesta attrezzatura professionale (no Samsung S3 con fotocamera 8mpx). Titolo preferenziale: essere stato premiato come miglior regia a un'edizione qualsiasi degli Academy Awards. Ma anche senza esperienza è ok.
Pagamento in denaro (poco), perché ho trentanni e mi hanno già pagato in visibilità. Inoltre vitto e alloggio e pranzi cucinati da mamma.

Sono piuttosto sicura che Steven abbia richiesto informazioni con un indirizzo mail anonimo - Il vitto è gluten free? - mentre Tarantino vuole sapere se la fotocamera del Samsung S5 può andar bene. Non gli rispondo neanche.
Prendo appuntamento con uno studente di cinema di San Francisco: ha una macchina professionale, compiti in classe e tesi. Tutto da filmare.
Infilo il cappotto e vado a San Francisco. Mamma sventola un fazzoletto bianco sul pianerottolo mentre aspetto l'ascensore.
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domenica 26 luglio 2015

Directed by.

Ho comprato un vassoietto con otto sfogliatelle - quattro ricce e quattro frolle - e sono andata da Stanley Kubrick. Ho detto Stanley ciao, c'è bisogno di te, ti andrebbe di dirigere la mia vita? Voui farmi i primi piani e gli zoom out come a Jack Nicholson? Vuoi riprendermi sul triciclo nei corridoi della facoltà? Vengo bene di spalle, e mentre gli spiegavo che c'erano parecchi episodi di delirio alla Soldatopalladilardo gli spingevo il vassoietto sotto il naso, sempre di più, sempre di più, e lui guardava queste sfogliatelle che gli si avvicinavano - e per guardarle faceva gli occhi storti - finché ne ha afferrata una e io sono scoppiata in un EVVAI ma lui ha detto Calm down baby, no.
Prima di lui avevo dato appuntamento a Wes Anderson e Orson Welles - per ovvie ragioni di consonanza - e mi avevano entrambi detto no ma ci ero rimasta meno male, come se me lo aspettassi. Avevo deciso di non dirlo a Stanley, in modo che non pensasse di essere un ripiego, ma sulla porta, pronta a sbatterla, gli ho urlato Non credevo fossi stupido come Wes e Orson, e l'ho sbattuta la porta, sì che l'ho sbattuta e sono corsa in strada a piangere su una panchina di fronte allo Chateau Marmont, con le sfogliatelle sulle ginocchia. C'è sempre la fila per piangere su questa panchina perché i piangenti sperano di essere notati da qualche artista o poeta per la qualità sublime delle lacrime o del muco tra naso e labbro . Non ho notizia di qualcuno che sia diventato protagonista di una litografia o di un dipinto materico per aver pianto con entusiasmo sulla panchina di fronte allo Chateau Marmont, però ho dovuto dire no a uno scultore che passava di là e che forse mi avrà notato perché non strafacevo.



Sei proprio un ciccione ingordo, Stan.
Mi sono decisa a rivolgermi a un professionista perché niente viene più bene con la fotocamera 8mpx del mio cellulare, soprattutto di notte le riprese sono tutte sgranate e sia di notte che di giorno non riesco a tenere ferma la mano.
Quando Ernesto mi lasciò di notte, davanti al bar, con il barista che abbassava la saracinesca, cercai di posizionare bene il telefono sul muretto di fronte. Ma forse c'era vento, o qualcuno urtò con la mano, o l'avevo sistemato male io dal primo momento: di Ernesto si vede sola un t-shirt spiegazzata con la scritta in rilievo andata via durante lavaggi selvaggi, una delle mia mani che gesticola, la saracinesca che pende verso ponente, un mozzicone di sigaretta accartocciato davanti all'obiettivo sul muretto di pietra.
Alza i piedi, fa mamma con il tubo dell'aspirapolvere in mano e io obbedisco, perché le voglio bene. Però mi stizzisce che non rispetti il mio lavoro di ricerca - il Morandini a destra, il Mereghetti a sinistra, Imdb aperto in 12 tab sul pc che ho sulle ginocchia.
Mamma, ho bisogno di un regista, grido al di sopra dell'aspirapolvere, non ce la faccio più a fare tutto da sola, sono stanca che tutto sia lasciato al caso e la maglietta di Ernesto senza faccia, e la saracinesca che frana a ponente. Credo che la potenza aspiratrice si sia mangiata il finale emozionale, giacché lei mi risponde sorridendo Hai chiesto a Woody Allen? come fosse la grande risposta che aspettavo. Ma sono contenta che non abbia sentito il resto, mi infilo il cappotto e vado da Woody.
Sotto al Maschio Angioino è pieno di turisti, nonostante il cantiere della metropolitana rovini l'atmosfera e renda impossibile ogni inquadratura. Io e Woody passeggiamo avanti e indietro ma non riesco assolutamente a catturare la sua attenzione, nemmeno con le sette sfogliatelle avanzate da Stanley. Indica il Maschio e dice Great, indica il mare e dice Great, indica il cielo azzurro e dice Great e dopo un po' mi stufo, urlo Checcazzo Woody non sono mica una guida turistica. Vuoi dirigere la mia vita? Una cosa alla Annie Hall, sia chiaro, non voglio nemmeno nominare gli scempi successivi. Lui allora telefona alla moglie yokoono e dopo solo 20 secondi mi fa segno di no con l'indice, allontanandosi verso un city sightseeing e senza manco salutarmi.
Gli tiro dietro il vassoio con le sette sfogliatelle e urlo Hai diretto quella cagata di To Rome with love ma la mia vita non soddisfa i tuoi standard, rimbambito? ma non mi sente, è già lontano, il vassoio si schianta a terra in un esplosione di ricotta. 
Io mi siedo su un muretto a piangere mentre i piccioni assaltano le sfogliatelle.
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lunedì 6 luglio 2015

La raccolta differenziata.

Sto leggendo racconti, solo racconti da mesi, perché ho i minuti contati. Alle 13 stacco, alle 13:30 ho finito di mangiare, 5 minuti di telefonata con l'Architetto o Madre, lettura. La sera troppo stanca. Non ho ancora capito se mi piace o no che la vita mi si offra in questa maniera - Prendimi così, non posso fare di meglio - ma forse non è qualcosa che mi debba piacere, è solo così, è la vita da adulta, baby, e ti attacchi al cazzo ti abitui.
Al di là di queste contingenze, le storie brevi stanno esercitando un potere calmante sul mio spirito ferito e sudato. L'idea che tutto quello che rimane fuori da un racconto non sia necessario è liberatoria, diosanto. Tra le potenzialmente infinite cose da dire se ne scelgono pochissime e si scarta il resto.

 
Viviamo così, vi va? Guardiamo alle cose come se non fossero necessarie. Sembra una cosa zen, in realtà vorrei che fosse piuttosto un esercizio di selezione, tipo la raccolta differenziata.
La selezione è una buona abitudine davvero.

Facendo torto marcio all'idea di raccolta di racconti, alla sua volontà di essere omogenea, di proporsi come materia uniforme, penso spesso di stracciare le pagine che leggo e riunirle sotto una forma che piaccia soltanto a me. Crearmi una raccolta da piccola psicopatica in erba, da leggere e rileggere e rileggere, perché la letteratura è questo: godere di una perfezione che probabilmente vediamo soltanto noi in un'accozzaglia di parole che per qualcun altro non vuol dire niente. Come rivedere sempre lo stesso film centoventi volte perché fa male sempre negli stessi punti, quelli giusti.
Ma sono davvero pessima per quanto riguarda la memoria, adesso vi riporterei solo titoli che ho letto di recente, invece vorrei  creare la Raccolta Perfetta che comprendesse roba che ho letto anche anni fa. Figuriamoci, fa troppo caldo e poi non credo sarei capace.

Comunque sto leggendo Bengodi di Saunders e mi ha colpito una parte della premessa in cui si dice che un libro deve solo fare qualcosa, non tutto. Un'affermazione che, a ben vedere, è un principio di selezione, quindi ribadisco: viviamo così, come si costruiscono i racconti. Potrebbe sembrare il contrario, secondo me invece è troppo una figata.

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