mercoledì 30 settembre 2015

It's another B.

Con un certo ritardo ho visto - e finito di vedere - Better call Saul. Era da tempo che non mi interessava così tanto il destino di un personaggio on screen, o almeno: che mi interessava nella maniera in cui ti interessa il destino delle persone vere, perché siamo tutti d'accordo che Jon Snow non è una persona vera, come pure Will Graham o Vanessa Ives. Sicuramente Don Draper era una persona vera, come pure Walter White, ma il loro destino mi stava a cuore in una maniera perversa, come ti sta a cuore un esperimento psicologico: vuoi vedere dove arriva, quando si rompe, c'è una strana empatia ma maligna. 
La storia di Jimmy Mcgill invece è come certi romanzi o certi racconti: vicina quel tanto che basta per lasciarti a pezzi, e vuoi vedere come finisce ma hai paura che sarà l'ennesima altra mazzata sui denti. E' tutta umiliazioni e sorrisi tirati e calci in culo.




Verso la terza o quarta puntata ho detto ad alta voce Ma quante ne potrà sopportare ancora? Non so mica se ce la faccio e mia sorella ha detto che tutto quell'affannarsi le ricordava se stessa.
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lunedì 21 settembre 2015

Cambia qualcosa nel finale.

Ho pensato che, in fondo, siamo grandi ottimisti, anche quelli di noi più cinici e scazzati, anche quelli che hanno visto tutto e hanno letto tutto, perché andiamo sempre fino in fondo e sopportiamo, come se ne dipendesse la vita, merda come la seconda stagione di True detective soltanto nella speranza che possa andare meglio verso la fine.
Da oggi assumerò questa come pietra di paragone, a favore di tutti quelli che mi diranno che sono negativa o penso sempre al peggio.
Io ho guardato la seconda stagione di True detective fino alla fine perché credevo potesse migliorare. Puoi dire che sono una sognatrice but I'm not the only one.

Io non vi dimentico.

Da quando ho attivato la modalità santona buddhista la mia vita lavorativa ha visto un miglioramento spaventoso (no more sbranare i capi, no more picchiare tutti forte con un Devoto-Oli), ma la conseguenza è stata che mi sono ritrovata con la reattività di una medusa. Voglio solo dormire e dormire ancora un po' e giocare a Two dots sul telefono e poi andare a letto presto dopo aver preso la camomillina.
Anche True detective mi ha tolto nerbo, e varie cose che mi sono ritrovata pigramente a leggere, e i blog che continuo a seguire ma non mi piacciono più, e le app per i feed che non mi soddisfano e l'universo e il mondo animale. (A me feedly non m'ha mai convinta ma se volete farmi ricredere o se volete consigliarmi qualcosa, questo è il momento giusto.)
Sono ritornata a Saunders, e ai suoi personaggi così crudelmente inculati dalla vita. Leggo tutto d'un fiato fino alla fine sperando che migliori, ma a quei poveri cristi non migliora mai niente, che è poi il finale più giusto, il migliore nonostante tutto, e comunque il finale che piace a me.

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mercoledì 9 settembre 2015

(not) Too much drama.

Vorrei che quest'attitudine da santona budddhista durasse almeno fino a Natale. Non so cosa mi abbia lasciato una - del tutto immotivata - pace dello spirito: sento che la non violenza è l'unica via. Ho drasticamente abbassato i decibel, non gambizzo il capo e i colleghi, non azzanno più alla carotide al minimo stimolo, reagisco all'ambiente lavorativo come sotto Lexotan: niente di tutto questo mi riguarda davvero.
Il risultato è che non ho più il reflusso gastrico.



No more drama.

Cose belle. Niente piagnistei, niente speranze recise come margherite di campo, niente pipponi intergalattici.

Alcune cose che ho visto.
Hannibal.    
Alla terza stagione Hannibal si conclude per ascolti scarsini. Se non vi eravate accorti della sua esistenza: moltomolto male.



Avrebbe meritato il triplo degli spettatori, questa sexy e un po' omoerotica versione delle storie del dott. Lecter. Grazie a dio il finale è stato epico - dopo una stagione che mi ha fatto a tratti ribrezzo - e quindi dico: che belle le cose che terminano in gloria e non si trascinano lente nel fango. La lista delle serie finite in merda fa il giro della Terra 5 volte.

A most wanted man.


 L'ultima interpretazione di Philip Seymour Hoffman fa venire i brividi, ma non è che le altre siano mai state meno. Però dobbiamo dire che l'ultima è stata da brividi per via di, vabè, lo sapete. Ancora piango.
Era uno di quelli che recitava e non te ne accorgevi: così estremamente sotto le righe, nessuna faccia, nessuna smorfia. Nel film Willem Dafoe sembra uno del catering trovatosi lì per caso.

Ascolto sempre la stessa musica.
Il fatto di essere una grandissima pippa in fatto di musica a volte mi disturba. Quindici anni fa ho capito cosa mi piaceva e non ho cambiato quasi più. Quando voglio fare un bagno di nostalgia e di umilità, ascolto playlist come questa che vi riporto sotto, per ricordarmi che adesso vado nei negozi di vinili ma sono stata anche una cazzona.
If I was a rich girl na-na-na-na-na-na-na.



Questo per dire che cerco di aggiornarmi di tanto in tanto, ma con risultati pessimi. Sono un paio di settimane che provo con Ed Sheeran e Jack Savoretti ma no, ragazzi: l'ha già fatto Paolo Nutini e l'ha fatto meglio, quindi ascolto Paolo Nutini come ho sempre fatto, e rimango nella mia comfort zone musicale, e pace.

Leggere, scrivere, quella roba lì.
Sapete che inutile è una cosa a cui tengo molto. Fra poco ci saranno novità, cambiamenti, rimescolamenti, fuochi d'artificio: teneteci d'occhio e share the love.
Sempre in tema: qualche settimana fa ho scritto un racconto su minimaetmoralia. Magari ve l'eravate perso, ma ora non avete scampo. #SorryNotSorry.
Voi cosa state leggendo? Io Le benevole, quell'allegro tomone sul nazismo, gli ebrei e la banalità del male: scende giù che è un piacere, non me l'aspettavo. Mi desensibilizza rispetto alla realtà. Mi è venuto in mente dopo aver letto questo articolo sul Disturbo d'Ansia Generalizzato e aver ridimensionato il tutto - giacché qui né siamo affette dal disturbo, né ci piace pensare al genocidio per arrivare a fine giornata.
Però credo ci siamo capiti: apocalisse > ridimensionamento delle paure > santona buddhista.

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