martedì 27 ottobre 2015

I racconti fanno le magie in poco spazio.

Sto preparando un post in cui spiego come diventare la santona buddhista cazzomene che sono diventata (SPOILER: lasciatevi travolgere da un mare di vergogna verso voi stessi). Tuttavia l'impresa si sta rivelando più insidiosa del previsto, quindi allento la pressione parlando di una cosa di cui mi frega un sacco.

Avete dato un occhio al sito di inutile? 

Abbiamo ricominciato a pubblicare roba bella e, nello specifico, - e senza usare troppe volte l'orribile roba - racconti, solo racconti, sempre racconti. Italiani, inglesi, spagnoli, probabilmente presto francesi, sicuramente bellissimi, perché siamo un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze di bell'aspetto dotati di skills che includono il buon gusto letterario e la comprensione avanzata del testo. 
Oh, ci mettiamo davvero l'impegno a cercarli e a tradurli.


Tra l'altro, ho perso il conto di quante volte abbia dichiarato il mio amore - troppo recentemente sbocciato - per i racconti. I racconti sono comodi, i racconti sono perfetti, i racconti vi insegnano a leggere e a scrivere. Li leggete una due quarantanove sessante volte, in pausa pranzo, in autobus, li aprite, li scomponete, ci guardate dentro, li allontanate, fate gli occhi storti e provate a vedere che immagine si vede in trasparenza: i racconti fanno le magie in poco spazio. 
Ogni settimana sul sito di inutile vi regaliamo un racconto, e mi sembra una bella cosa. Autori che non trovate in libreria, o almeno non ancora. Autori che probabilmente non leggereste, perché nessuno li ha mai tradotti. Autori della vostra età. Non so voi, ma io muoio dalla voglia di sapere cosa scrive la gente della mia età, cioè cosa scrivono i diciottenni. Poi c'è la possibilità di abbonarsi, allora lì le meraviglie proprio.
Vi voglio bene, perciò ve lo ricordo. Vorrei che mi si ricordassero sempre cose del genere in segno di affetto.


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martedì 20 ottobre 2015

We live in a kingdom of bullshit.

Ho rimuginato un po' sulla sicurezza delle mie password e sul mio source code. 
Da bambina avevo staccato gli adesivi di Christian Slater dalla copertina del Cioè e li avevo messi nel diario, col corredo classico di cuori trafitti e tremolanti. Ma perché da piccola conoscevo Christian Slater? Che ha fatto oltre Intervista col vampiro? Fra poco andrò a gugolare, ma adesso sarò onesta: me ne sono dimenticata. Eppure stava lì nel diario.
Mr. Robot mi è piaciuto. Elliot è un sociopatico che finalmente sta zitto, non come quelli della tivvù che più hanno problemi a stare tra la gente più parlano e sono brillanti. Voglio dire, sono approcci ugualmente legittimi, ma questo ad oggi mi pare più raro e lo percepisco come più sincero.
Mr. Robot non mi è piaciuto. Dopo Dexter trovo intollerabile qualsiasi personaggio che parli tra sé e sé. Quando parlate con voi stessi fate gli spiegoni? Non credo. Nessuno parla davvero con se stesso.
Voglio dire, nessuno dialoga. 
Mr. Robot mi è piaciuto e non mi è piaciuto. Quando smetti di fidarti del narratore succede che un po' gli concedi la bravura del colpo di teatro, un po' lo detesti per averti preso in giro. Elliot, non lo so cosa devo fare con te. Comunque se continuano a propormi cose come  per me va più che bene.


[Ho gugolato. Il nome della rosa, vero. Schegge di follia, sì. Cose molto cattive, ok. Ma l'adesivo nel diario si deve senza dubbio a Il piccolo grande mago dei videogames.]


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mercoledì 7 ottobre 2015

I'd like to buy the world a Coke.

Non mi importa più molto di essere puntuale. Credo di averlo già scritto da qualche parte: ho scoperto che mi piace guardare una serie o un film quando tutti gli altri hanno smesso di farci casino intorno. 
Tra qualche ora andrò a vedere Inside out (probabilmente domani sarà fuori programmazione) e soltanto ieri sera ho visto il finale di Mad men. Ho vissuto mesi ignorando completamente quello che dicevate riguardo alla Coca-Cola, l'Om, e i pianti che Don non s'è mai fatto in sette stagioni, e la scena a Bonneville - come se Mad men non fosse tutto un quadro di Vettriano in movimento. E' liberatorio decidere di mettersi in disparte, non stare volontariamente sul pezzo, scegliere il momento più adatto per interessarsi. Niente ansia da prestazione social, niente di intelligente da dire prima che lo dicano gli altri.
E' un delirio sportivo quello di voler fare tutti la stessa cosa, nello stesso momento, anche se con lo sport ancora mi capita. Sa provocare una bizzarra marea negli stomaci, per chi è sensibile a certe cose. Le Olimpiadi sono proprio da alta marea nello stomaco, per me. Ma anni fa spaccavo la tastiera del computer se non riuscivo a scaricare un episodio di Lost entro poche ore dalla messa in onda americana. Utilizzare tutta la potenza di fuoco per un solo obiettivo è una strategia pessima e, alla lunga, debilitante. La vita vera certe volte fa bene.




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