sabato 28 gennaio 2017

Xavier Dolan appreciation post.

Mi trovo in imbarazzo nel fare una cosa semplicissima e che qui ho fatto spesso, cioè scrivere di qualcosa che mi è piaciuto molto con la speranza che poi possa piacere anche a voi. 
In onestà, il succo è VEDETE I FILM DI DOLAN PER PIACERE, quindi togliamoci il pensiero: vedete i film di Dolan, per piacere. Sono 6 (a me manca ancora È solo la fine del mondo, uscito quale mese fa), recuperateli in qualche modo, l'internet è grande e generoso. Io ci sono andata sotto fortissimo e non ne riemergo più.


Come per molte delle belle cose che rendono più felice la mia vita, sono stata introdotta alla cinematografia di Dolan da Madre, fedelissima ascoltatrice di Ricciotto. Ricciotto è il più bel podcast di cinema che esista, se amate il cinema fate un favore a voi stessi ascoltandolo. Da mesi Madre mi diceva di guardare i film di questo regista-attore-sceneggiatore-costumista appena ventisettenne del Québec, che ha diretto il suo primo lavoro a diciannove anni su sceneggiatura scritta a sedici. E io rimandavo perché che cazzo, non vi sentite feriti da questi talenti con l'eiaculazione artistica precoce? Io sì, come se mi spingessero la testa nel water nel bagno della scuola davanti ai compagni: ferita e umiliata, nemici per sempre.
Poi ho smesso di fare la drama queen e li ho visti. Sono sinceri, precisi, delicati ma insieme sorprendentemente creativi, potenti, colorati, pieni di trovate originali e musiche pazzesche.
Sembra scontato, ma non lo è: queste storie sono raccontate bene, benebene, che è una cosa a cui tengo in maniera particolare oltre che una delle più difficili del mondo. A questo proposito: mi sembra sempre di aver dormito fino a un momento prima quando d'un tratto mi rendo conto che esiste una maniera diversa per raccontare una storia, una maniera che non sia quella che ci aspettiamo tutti, quella normale che abbiamo sempre trovato persino gradevole, ma solo perché l'abitudine è una grandissima stronza. 


J'ai tué ma merè, 2009






Les amours imaginaires, 2010





Laurence anyways. 2012




Tom à la ferme, 2013



Mommy, 2014 (è il mio preferito in assoluto. Se avete Now tv, lì è disponibile fino a marzo mi pare)







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mercoledì 11 gennaio 2017

Se avessi un'altra vita, rifarei tutto quello che ho già fatto.


Mi pare di sentirlo il "che noia" spandersi veloce nell'aria fino ad arrivare ai valichi alpini. Invece no, perché se fai i conti con una specifica conformazione mentale/sentimentale che rende faticoso l'affrontare qualsiasi attività, penseresti anche tu di aver bisogno di due o tre repliche, per capire davvero cosa succede e agire coerentemente, invece di agitare a caso gli arti. 
Nella seconda vita farei tutto meglio fino a sembrare più intelligente, perché un conto è esserlo - lo sono, sì, ok? Grazie ciao - ma far capire di esserlo è un'altra storia, no? ha a che fare con la comunicazione, con il messaggio che riesci a mettere insieme e a come lo metti insieme, all'aspetto che ha. Se hai bisogno di tempo per raccogliere le informazioni, fare la scrematura delle tue sovrastrutture, eliminare gli impicci vari che ti rendono sempre sottilmente aggressiva o drammaticamente chiusa, se hai bisogno di tutto questo tempo per svolgere questa lista di azioni preliminari alla comunicazione, come cavolo fai? 
Una replica, due, tre, settecentoventi, sarebbe perfetto. 
Come quando rileggo un racconto per capire se c'è qualcosa che non va e se si può aggiustare. Vorrei essere una di quelle che lo capisce subito, ma no devo rileggerlo, ed è giusto farlo, mi è consentito. Oppure come adesso che ho rivisto Breaking Bad ed era tutto diversissimo. Chi lo sa cosa guardavo la prima volta, che non mi ha fatto vedere quello che ho visto la seconda. Ma ho potuto rivederlo ed è stato bello e utile. 
Rivedrei tutto, rileggerei tutto, parlerei ancora di nuovo con tutti quelli con cui ho parlato perché non ho idea di cosa abbiano detto, di cosa mi sia persa con tutto quel disturbo in sottofondo, e quante chance di dire la mia.
Ieri sull'agenda ho scritto una cosa che forse ha a che fare con tutto questo, con l'impossibilità di rifare e la necessità allora di arrangiarsi in qualche altro modo, e mi sono sentita proprio bene. 
Non mi sto lagnando, ecco, ma non so se si capisce.

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