giovedì 27 settembre 2012

Introducing La Strega di Blair.

Avevate paura che, con la fine del Master of Horror, le mie vicende da pseudo-giornalista/pseudo-adetta stampa/pseudo-anchor woman fossero finite?

Ah. Ah.

No, dico.

AH. AH.

Sottintendete tutto il sarcasmo che riuscite a immaginare.

Perché insieme a questi AH AH appare per la prima volta sugli schermi La Strega di Blair, così chiamata dopo lunghe ed estenuanti riflessioni.


Ovviamente, se preferite l'altro nome, non avete che da dirlo.
Oppure possiamo fare un simpatico giocherello e mixare il tutto. Risultato: La stronza di Blair.
Che pure ha il suo fascino.


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lunedì 24 settembre 2012

Il sosia di Max Von Sydow.

Assomigliava a Max Von Sydow.
Si sarebbe potuto dire che erano gemelli se non fosse stato per una certa disparità di destini e vicende, oltre che di nazionalità e di età.
Senza contare il dna, la cui inoppugnabile spocchia era tuttavia smentita dalle borse sotto agli occhi pressocché identiche, e dalle spalle curve esattamente alla stessa angolazione.
Cose che, per un tipo come me, hanno una certa importanza.

Una volta ho incontrato un suo sosia (cioè un sosia del sosia di Max Von Sydow) sul tram, a via Marina, forse andavo all'università, non c'era motivo alcuno, altrimenti, per trovarmi in via Marina.
Era proprio uguale a Max Von Sydow di spalle, solo che io non credo in niente, praticamente niente di niente e quindi, niente.
Era solo uno che assomigliava a quello che assomigliava a Max von Sydow.

Però mi venne la tachicardia perché certe cose, anche se non ci credi, fanno venire la tachicardia ai tipi come me. Scesi dal tram alla mia fermata: già avevo le palpitazioni, scendere prima tutta agitata per farsi un pezzo a piedi solo perché fa molto cinema, non era il caso.

L'ultima volta che l'ho visto, il sosia di Max Von Sydow voleva tagliare il suo fazzoletto di stoffa e regalarmene una metà. Perché non tornassi a casa senza portar via niente.
Non aveva monete nelle tasche del pigiama.
Poi non lo so che successe, una serie di mani si misero in mezzo tra me e il fazzoletto e decisero che era arrivato il momento di andare nell'altra stanza.
Non ero né grande né piccola.
Potevo, forse, vedere certe cose, ma non proprio tutte, ecco. E decisero di non portarmici più dal sosia di Max Von Sydow, perché non ero né grande né piccola.
Ero media.

Non mi portarono al funerale. Nemmeno sapevo che ce n'era uno a cui andare.
Io ero a scuola quella mattina, tutta adolescente e insicura con i miei anfibi e il pantalone a zampa, che parlavo in bagno con una ragazza antipatica, orrendamente brutta e grassa, ma che era stata capace di rubarmi tutte le amiche. Avevo la faccia pensierosa e mi disse di non rompere le palle con quel tipo del quarto anno che mi piaceva.
Io le dissi che stavo pensando a Max Von sydow e doveva smettere di fare la stronza, invece non era vero.
Stavo pensando a quello del quarto anno e a quanto lei era stronza.

Una volta a casa, dormii molto.

Ogni volta che vedo un film con Max Von sydow mi faccio due conti e ricordo quello che sempre dimentico, cioè che ci passano più di venti anni tra il sosia e Max Von Sydow.
Il sosia era di ventidue anni più vecchio.

Quindi lui non era il sosia di Max Von Sydow: è Max Von Sydow che ha copiato.
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mercoledì 19 settembre 2012

Cinedomeniche vol. VI - Le saghe/Alien.

La Compagna Di Divano snocciola titoli a caso durante una cinedomenica e l’Autrice glieli rifiuta tutti.
L’autrice spinge il tasto play e dopo sette minuti quello stop.
La Compagna Di Divano decide allora di consultare l’enorme faldone che contiene l’elenco (alfabetico, cronologico, per generi) di tutti i dvd in nostro possesso.

(Avevate dubbi che esistesse un faldone del genere in casa mia?)

Scene di ordinario delirio.

Praga 2012.
La verità è che, scegliere tre film nell’arco di poche ore, è difficile. Le amicizie muoiono per questo. E i parenti non si parlano per anni.
Ecco che vengono in aiuto LE SAGHE
LE TRILOGIE. 
LE QUADRILOGIE
Magnifiche invenzioni che soccorrono le pulzelle in crisi di nervi.
La saga è bella e pronta, già montata, con la sua logica. Perfetta.
Abbasso Ikea.


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martedì 18 settembre 2012

Sei l'autunno.

Sei l'autunno
e non ti piace spostare le cose.
Ricevi in lacrime una bambola fuori misura
che nasconda l'errore del letto
poggiato su una nuova parete.


Praga 2012.


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domenica 9 settembre 2012

La gente che si diverte tantissimo.

Ieri mi hanno fatto più foto che in tutta la mia intera esistenza.

Sono stata invitata a una festa di compleanno in un posto fighissimo.
Uno di quei posti in cui entri e non sai che fare.
Superi il buttafuori, vedi una distesa di divanetti bianchi e piante d’appartamento ornamentali.
Boh. 
Che si fa? Beviamo? Balliamo? Troviamo qualcuno di scopabile prima che si faccia troppo tardi e rimangano solo cessi?

-Fermi tutti. Non diciamo cazzate. Innanzitutto aggiorniamo la nostra posizione su FB e tagghiamoci a vicenda!

Tutti si divertono tantissimo. 

Tonight @ Locale del cazzo "Sooo funny!"

La gente-che-si-diverte-tantissimo si riconosce perché ha un bicchiere con un cocktail rosa in mano e balla tenendolo in alto sulla testa.
La-gente-che-si-diverte-tantissimo indossa tacchi talmente alti che cammina con le ginocchia piegate e la grazia di una giraffa, attirando gli sguardi dei maschi in calore.
La-gente-che-si-diverte-tantissimo pascola avanti e indietro e poi indietro e avanti. Guarda chi c’è, sperando che ci sia qualcuno che si conosce. Perché non c’è niente di più divertente che incontrare per caso qualcuno che si conosce, dopo averlo cercato con il periscopio per due ore e mezza. 
E poi ballare insieme sul posto.

Ho fatto mio un divanetto bianco che, in quanto invitata alla festa, mi apparteneva di diritto fino alla chiusura, e non mi sono più mossa.

Questo non mi ha evitato estenuanti photoshoot che nemmeno per la copertina di Vogue.
E' stato così  che ho capito: la caratteristica fondamentale che distingue me-che-non-mi-diverto dalla gente-che-si-diverte-tantissimo è che loro c’hanno l’iphone e il profilo facebook e io no.

Ho vissuto la leggenda da dentro.
Queste specie selvagge passano interminabili ore a fotografarsi.
Prima tutti i maschi con il tribale in evidenza.
Poi tutte le femmine con il rossetto fuxia e il bacio alla fotocamera.
Poi maschio/femmina/maschio/femmina.
Poi le coppie di fidanzati.
Poi le coppie di fidanzati a parti invertite.
Poi la foto dal basso e tutti insieme in cerchio.
Poi la foto alle scarpe viola.
Poi tutti in fila sul divanetto.
Poi tutti a ballare disinvolti come se ci fosse il fotografo ufficiale che ti immortala quando non lo vedi.
Le bottiglie e i bicchieri pieni.
Idem ma vuoti.
Vicino alle piante.
In piedi sul tavolo, dal basso, così si vede la mutanda.
Inginocchiate di fronte alla tazza a vomitare e l’amica che ti tiene i capelli fa l’occhiolino alla camera.

Noi sì che ci stiamo divertendo.

Così passano quattro ore. Albeggia.
Possiamo tornare a casa soddisfatti perché abbiamo un bottino di trecentosedici foto da caricare su FB tramite cui dire al mondo che ci siamo divertiti tantissimo e abbiamo incontrato quella nostra amica d’infanzia che non vedevamo da 15 anni (perché è evidente che, gente che si diverte tantissimo, si nasce).
E poi in tutte le foto ridiamo tanto che la mascella tocca lo sterno: è impossibile che qualcuno pensi che non ci siamo divertiti tantissimo. Quelli che erano con noi metteranno “mi piace” e commenteranno qualcosa che gli altri, gli sfigatoni che non erano con noi, non potranno mai capire. 
Probabilmente il nome in codice del filtro instagram che hanno usato.

E nonostante non abbia il profilo facebook, ora ci sono anche io con il mio bicchiere e il mio divanetto bianco e le mie scarpe col tacco (su cui cammino con grazia infinita, diciamolo).
Mi sono mimetizzata. Erano tutti troppo impegnati a fotografarsi per notare che io e l’Architetto ghignavamo in un angolo. 
L'unica cosa che mi sgamava era il pallore che così poco si addice a questi ameni luoghi.
Ma è il risultato che conta. 
In tutte le foto sembra davvero che mi diverta tantissimo: non si sono accorti che, un attimo prima di guardare verso l’ennesimo tizio che mi puntava addosso la sua mela morsicata, stavo prendevo per il culo quella che diceva che la sua canzone preferita è "Respect di Anita Franklin versione remixata".

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venerdì 7 settembre 2012

Motivo #14 per cui non pubblicherai mai un romanzo.

 "Perché non hai fatto una conversione spirituale dell'ultimo minuto e, se guardi in alto, è solo perché stai bestemmiando."

And the winner is...Dallo champagne ai Salmi.
La conversione coi controcazzi

La conversione religiosa è la trovata più adatta in caso di oblio televisivo. Farne un libro-testimonianza è da geni. Inchinatevi davanti a tanta sagacia.
Meglio, genuflettetevi.
Come dite? Non mettete piede in una chiesa dal giorno della vostra prima comunione?



Se siete religiose come la monaca di Monza, non mancherà certo nel vostro curriculum la voce "conduzione televisiva di un programma mattutino a caso".
Questo vi rende automaticamente esperte di mariti, figli, lavatrici, lavastoviglie, cucina e trucchetti per fare la cresta sulla spesa.
Come dite? Non siete mai andati in televisione?
Non avete mai partecipato a Veline?
Non avete mai fatto un provino per il Grande Fratello?
Orwell chi? 



 Agli affascinanti giovanotti rimane la strada del calcio. Da lì in poi vale tutto: tanto siete calciatori e c'avete i soldi.
Come dite? Soffrite di asma e non potete correre?
Siete laureati con il massimo dei voti?



L'unica rimasta è che siate dei dannatissimi fortunelli: LE CATEGORIE IBRIDE.
Calciatore/conversione religiosa.
Mammina/calciatore.
Presentatore/esperto di cucina.
Giornalista/convertito
Giornalista sportivo/esperto di bambini e mogli/con la moglie famosa presentatrice/esperta di bambini e mariti/esperta di cucina.

Che vabè, ciao, è una tale botta de culo che ora aspetto che arrivi Babbo Natale e mi porti quello che gli avevo chiesto nella letterina del 1992.
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domenica 2 settembre 2012

Ho fatto le elementari dalle suore, ecco perché sono venuta su così.

Dunque. Incontro per caso questa ex compagna di università dai bellissimi occhi verdi trasparenti, che frequentavo abbastanza all'inizio della specialistica prima di ritirarmi definitivamente nelle mie stanze a riflettere e mandare a fare in culo il genere umano che frequentava Filologia Moderna.

Ecco, questa ragazza non era stata ancora trascinata nel tunnel, tanto alla moda, di "Facciamo un miliardo di esami integrativi per diventare le professoresse fallite di domani!", cosa che la rendeva, ai miei occhi, un pelo più frequentabile del resto delle mie colleghe.
Aveva altresì un piccolo difetto: cercava di coinvolgerti nelle attività della parrocchia e della comunità religiosa e degli incontri spirituali del primo venerdì del mese.

Un paio di volte mi ha portato pure il volantino degli incontri.
L'IMBARAZZO.

Lei mi vede da lontano e inizia a sbracciarsi. Io, che sono un po' miope, ci metto un attimo di troppo a fare dietro front e fingere di non averla vista. Io e l'Architetto veniamo catturati.
Da lei.
E dal marito.
E dalla figlia di un anno.
E dalla suocera.



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