domenica 30 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #30

Non ci fu mai più inizio di quanto ce n'è ora
Né più gioventù o vecchiaia di quanta ce n'è ora
Né vi sarà più perfezione di quanta ce n'è ora
Né più cielo o più inferno di quanto ce n'è ora.


(Walt Whitman - Ho udito)




Niente. Abbiamo finito. La musica è finita, gli amici se ne vanno e sono tutti un po' ubriachi.
Grazie per l'attenzione.  spero che i liquori offerti dalla casa siano stati di vostro gradimento.
Vi ricordo che gli oggetti personali abbandonati tra i cuscini del divano diventano automaticamente del proprietario, cioè IO, e non vi verranno pertanto restituiti. Quindi frugatevi bene nelle tasche, ché una volta superata la soglia, cavoli vostri.

Nel caso aveste voglia di un altro mese poetico, basta dirlo. 
Ma stavolta ci organizziamo diversamente: ognuno porta qualcosa. Il mio indirizzo mail è nella colonna di destra, fedeli lettori di rime: mandatemi le vostre preferite, che ci inventiamo un altro (30) days of poetry con i controcazzi.
 
 
E scusate se è poco.
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sabato 29 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #29

In questo giorno granello di sabbia nella ricurva tomba della baia
Egli celebra e sdegna
Relitti alla deriva i suoi trentacinque anni sospinti dal vento;
e gli aironi volteggia e trafiggono.


This sandgrain day in the bent bay's grave
He celebrates and spurns
His driftwood thirty-fifth wind turned age;
Herons spire and spear.



(Dylan Thomas - Poesia sul compleanno)
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venerdì 28 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #28

Fu come un vano
sospiro
il desiderio improvviso di uscire
di me stesso, di vivere la vita
di tutti,
d'essere come tutti
gli uomini di tutti
i giorni.

(Umberto Saba - Il borgo)
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(30) days of poetry. Day #27

La stazione ricordi, a notte, piena
d'ultimi adii, di mal frenati pianti,
che la tradotta in partenza affollava?
Una trombetta giù in fondo suonava
l'avanti;
ed il tuo cuore, il tuo cuore agghiacciava.

(Umberto Saba - La stazione)
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(30) days of poetry. Day #26

"Una bomba
in ogni costellazione":
così pensa
quella stella scontrosa
che ha la luce spenta.


"Una bomba
en cada costelaciòn":
asì piensa
aquella estrella huraña
que tiene la luz muerta.

(Federico Garcìa Lorca - Stampa rossa)
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(30) days of poetry. Day #25

In tutto il cielo
c'è una stella maschio.

Romantico e folle.
Con frac
di polvere d'oro.

Ma cerca uno specchio
per ammirare il suo corpo!

Oh Narciso d'argento
nel profondo dell'acqua!

In tutto il cielo
c'è una stella maschio.


En todo el cielo hay un estrello.
Romántico y loco.
Con frac de polvo de oro.
¡Pero busca un espejo
para mirar su cuerpo!
¡Oh Narciso de plata
en lo alto del agua!
En todo el cielo hay un estrello.




(Federico Garcìa Lorca - Adone)
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giovedì 27 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #24

Chi tiene corte dentro il proprio spirito
vede un re in ogni uomo;
perciò la povertà o la monarchia
sono cose interiori.

Who Court obtain within Himself
Sees every Man a King -

 And Poverty of Monarchy
Is an interior thing -


(Emily Dickinson - 803)
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(30) days of poetry. Day #23

Trovare è il primo atto
ed il secondo, perdere -
terzo la spedizione
al Vello d'oro -

Quarto, nessuna scoperta -
Quinto, nessun equipaggio -
Infine, nessun Vello d'oro -
Anche Giasone - un inganno.


Finding is the first Act
The second, loss,
Third, Expedition for
The "Golden Fleece"

Fourth, no Discovery -
Fifth, no Crew -
Finally, no Golden Fleece -
Jason - sham - too.


(Emily Dickinson - 870)
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sabato 22 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #22

La pena allunga il tempo -
aggomitola secoli all'interno
della circonferenza irrilevante
di un unico cervello -

La pena abbrevia il tempo -
schiantate da uno sparo
scale di eternità
come non mai esistite -

Pain - expands the Time -
Ages coil within
The minute Circumference
Of a single Brain-

Pain contracts - the Time -
Occupied with Shot
Gamuts of Eternities
Are as they were not -



(Emily Dickinson - 967)
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venerdì 21 dicembre 2012

Forse, se ne avrò voglia, magari se mi va.

Non scriverò la letterina a quelli che leggono questo blog e mi conoscono anche nella vita reale e mi fanno regali Babbo Natale per alcune importantissime ragioni. 
Ad esempio, non desidero nulla in particolare. Eh. Lo so. E' la verità. Non un patetico tentativo di psicologia inversa o una maniera per sembrare la tipa che si disinteressa della cose materiali. Mi piacciono un sacco di cose materiali, e alcune le riceverò per Natale. Ma non muoio di desiderio per niente e vi assicuro che, se non riceverò la borsa che ha la Ferragni in un post a caso, continuerò ad usare il deodorante e a indossare il reggiseno e a vivere serenamente secondo le regole della società.
La Genitrice ha la buona abitudine di regalarmi un consistente buono da Feltrinelli. Alcune delle cose materiali che più mi piacciono sono, infatti, parallelepipedi di carta. I vestiti me li compro da me. Sono affetta da una rara malattia per cui è assolutamente proibito che l'Architetto mi regali vestiti. Ab urbe condita, l'Architetto non mi ha mai regalato di sua spontanea volontà un capo di abbigliamento, perché lo trovo un gesto molto volgare e sa che lo menerei fortissimo.
Non meno importante la considerazione per cui, se anche desiderassi qualcosa in particolare, a voi non fregherebbe una minchia di saperlo nel dettaglio. Questo vale anche per il periodo post Natale: non infetterò i vostri computer con il virus delle foto dei regali ricevuti, e so che mi ringrazierete per questo.

Allo stesso modo non credo che scriverò una lista di buoni propositi per l'anno nuovo.
L'anno nuovo inizia a settembre, lo sanno tutti: perché vi affannate a promettere di non piangere più di 3 volte al giorno davanti al poster di Justin Bieber proprio il 31 dicembre? Perché invadete il pannello di controllo di Blogger con la promessa di non comprare più di 23 ombretti al mese? Continuate a fare quello che state facendo, ci rivediamo alla fine di agosto.
In ogni caso, se anche avessi la ripartenza impostata su gennaio, io sono praticamente perfetta e la mia condotta morale non necessita di correttivi (ogni commento dell'Architetto, che suonasse in contraddizione con questo assunto, verrà censurato. Questo blog non è una democrazia. Ciao Architetto, ti voglio bene).

Certo è che voglio pur dare un senso alle calorie di troppo che sto immettendo nel mio corpo e al bellissimo albero di Natale che ho addobbato. Quindi ecco a voi

LA LISTA DELLE COSE CHE FORSE, SE NE AVRO' VOGLIA,
MAGARI SE MI VA, FARO' NEL 2013.

  • Leggere Proust e scrivere post di auto-aiuto qui sul blog.
  • Farmi pagare per fare qualcosa. Che, detto così, suona malissimo, ma sto parlando di lavoro. Lavoro decentemente retribuito, non spiccioli. Né monete commemorative.
  • Fare qualcuna delle cose che mi fanno paura. Ma non ci mettiamo troppo il pensiero, che già so come andrà a finire.
  • Scrivere il romanzo del secolo. O almeno dell'anno. Magari anche del mese. Insomma, quella roba lì su cui metto le mani in questo periodo, potrebbe prendere corpo e arrivare a una conclusione, se mi va. Poi editing pesante sulla panchina tra via Morghen e via Scarlatti.
  • La pace nel mondo attraverso l'eliminazione violenta di individui specifici.
  • Farmi la frangia.
  • Mettere il rossetto rosso e non sentirmi una battona.

E niente. Buon Christmas chainsaw massacre a tutti.

TOTALLY.



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(30) days of poetry. Day #21

Interi golfi e flotte di scarlatto
ed equipaggi di solido sangue
stasera hanno percorso l'occidente
come fosse la zona designata

ed essi le creature del destino
in un autorizzato schieramento
simile a un rapido dramma
che fa cenno e scompare.



Whole Gulfs - of Red, and Fleets - of Red-
And Crews - of solid Blood -
Did place upon the West - Tonight -
As 'twere specific Ground-

And They - appointed Creatures-
In Authorized Arrays-
Due - promptly - as a Drama-
That bows - and disappears-


(Emily Dickinson - 658)
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giovedì 20 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #20

Per chiudere una falla
devi inserrvi ciò che la produsse -
se con qualcosa d'altro vuoi richiuderla
ti si spalancherà sempre più grande -
Non puoi colmare un Abisso
con l'aria.

To fill a Gap
Insert the Thing that caused it - 
Block it up
With other - and'twill yawn the more - 
You cannot solder an Abyss
With Air.


(Emily Dickinson - 546)
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mercoledì 19 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #19

Da un eterno esilio
eternamente ritorno

e coi giorni mi volgo e mi confondo,
vado, da me sempre più lontano,
divelto per erbe prati e tempi
d’ottobre
e silenzi confinate agli orecchi
da stelle e monti.

(Andrea Zanzotto - Da un eterno esilio)
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martedì 18 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #18

I miei occhi sono bruciati dentro i tuoi occhi, dentro i tuoi pacchi: sono bruciati
come ragni bruciati, come giornali, come giorni:
i miei occhi di felci
e di fieni e di fiati: che sono bruciati come mani bruciate, come vetri
bruciati, come pipe:
i miei occhi che sono bruciati come gli occhi che sono bocche
che cantano: e ti cantano questa canzonetta, in questo reparto speciale, al San Martino.

(Edoardo Sanguineti - da Postkarten, 48)
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lunedì 17 dicembre 2012

venerdì 14 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #14

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’ arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.


(Antonia Pozzi - Confidare)
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giovedì 13 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #13

Vissi a lungo al ripoaro di colonne
dritte, solenni, accese di bagliori infiniti
dal meriggio marino, e quando è sera
simili a grandi grotte di basalto.

Le onde, gonfie immagini del cielo,
accordavano il mistico fragore
del loro canto ai fuochi del tramonto
riflesso nei miei occhi. Là ho vissuto

voluttà calme in mezzo allo splendore
delle onde e dell'azzurro, mentre schivi
nudi, tutti impregnati di profumi,

davan fresco con palme alla mia fronte
cercando, unica loro cura, di scoprire
quale pena segreta mi facesse languire.



J'ai longtemps habité sous de vastes portiques 
Que les soleils marins teignaient de mille feux, 
Et que leurs grands piliers, droits et majestueux, 
Rendaient pareils, le soir, aux grottes basaltiques.

Les houles, en roulant les images des cieux, 
Mêlaient d'une façon solennelle et mystique 
Les tout-puissants accords de leur riche musique
Aux couleurs du couchant reflété par mes yeux. 

C'est là que j'ai vécu dans les voluptés calmes, 
Au milieu de l'azur, des vagues, des splendeurs
Et des esclaves nus, tout imprégnés d'odeurs,

Qui me rafraîchissaient le front avec des palmes,
Et dont l'unique soin était d'approfondir
Le secret douloureux qui me faisait languir. 

(Charles Baudelaire - La vita anteriore)
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(30) days of poetry. Day #12

Ecco, sono all'autunno delle idee,
e di pala e rastrelli bisogna lavorare
per rimettere a nuovo questa terra inondata
dove l'acqua scava buchi grandi come tombe.


Voilà que j’ai touché l’automne des idées,
Et qu’il faut employer la pelle et les râteaux 
Pour rassembler à neuf les terres inondées, 
Où l’eau creuse des trous grands comme des tombeaux.


(Charles Baudelaire - Il nemico)
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martedì 11 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #11

La torre di Alessandria era un faro, quella di Babilonia
un'immagine di cieli in movimento, un giornale di bordo del viaggio del sole e della luna;
e Shelley aveva le sue torri, che egli una volta chiamò le coronate potenze del pensiero.
Dichiaro che questa torre è il mio simbolo; dichiaro
che la sequenza di questa scala a chiocciola che si leva a spoirale e s'avvita è la mia scala [ancestrale:
vi son saliti quel Golsmith e il Decano, Berkley e Burke.



Alexandria's was a beacon tower, and Babylon's
An image of the moving heavens, a log-book of the sun's journey and the moon's;
And Shelley had his towers, thought's crowned powers he called them once.
I declare this tower is my symbol; I declare
This winding, gyring, spiring treadmill of a stair is my ancestral stair;
That Goldsmith and the Dean, Berkeley and Burke have travelled there.


(William B. Yeats - Il sangue e la luna)
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lunedì 10 dicembre 2012

Prospettiva Salerno.

Io e l'Architetto programmiamo ogni anno fughe pre-natalizie per svariati motivi.

1. Vedere come le altre città, sotto Natale, sono infinitamente più belle della nostra.
2. Avere almeno una buona scusa per essere scontrosi con i parenti (Nonna, non ci far caso, è appena tornata da LuogoBellissimoACaso, è un po' nervosa, non voleva davvero lanciarti i roccocò in fronte).
3. Ci piace sentire freddo e abbasso l'estate buuu.

Quest'anno ci sarebbe dovuta essere Madrid.
Ci sarebbe dovuta essere e invece una minchia, perché EasyJet ha ben pensato di cancellare, non il volo, ma l'intera tratta. Insomma, non esiste più Napoli-Madrid. Avevamo prenotato da mesi.
Che poi, non vorrei salire in cattedra e fare una lezione sulle connessioni storico-politiche tra Napoli e la Spagna, e quindi non lo faccio: ma ci avete fatto una brutta figura a cancellare, con un volo, secoli di storia.

Buuu pure ai signori di EasyJet.

Ma noi siamo gente piena di risorse e molto gggiovane. Abbiamo preso la moto, signori miei, e siamo andati a Salerno con le sue luci natalizie iperstrombazzate che persino quelli del Trentino vengono a vedere. Loro che sono i padroni dei mercatini di Natale.
Salerno.
Salerno che figurati, è dietro l'angolo!
Salerno che ci vogliono solo 40 minuti di viaggio!
Salerno che è sempre più calda di Napoli!
Salerno che le previsioni dicono che è bel tempo!
Salerno che ho trovato un albergo carino a pochi minuti dal centro!

SALERNO E' LA FOTTUTA LAPPONIA.

Lo stemma del Comune di Salerno.

Ho dovuto comprare di corsa un cappello di lana perché il cervello veniva giù sotto forma di granita dai condotti lacrimali. Ho indossato 2 paia di collant tremila denari sotto il pantalone, tre maglioni a collo alto, un piumino, una sciarpa: tirava un vento che nemmeno nella steppa.
Ora, per voi amici del nord, non sarà niente di sconvolgente sentire la necessità di un misero cappello di lana il 10 dicembre. Ma per me sì, soprattutto se non lascio la Campania.
A Napoli non fa così freddo da mettere cappelli di lana. Se siete napoletani sotto i 70 anni, senza particolari patologie, indosserete un cappello al massimo 10 volte in tutto durante l'inverno.
Io non indosso guanti da quando avevo tre anni. Non ce li ho proprio i guanti: non so che farmene.
Il piumino è un optional riservato alle giornate di pioggia o a quelle in vespa. Gli orrendi stivalotti informi con la pelliccia non hanno ragione di essere, se non quella di sfoggiare cattivo gusto nel vestire.
E invece Salerno ci ha colto di sorpresa con un fine settimana di temperature fuori dalla norma. Un po' come quando, questa estate, a Praga l'albergatore ci disse che non faceva così caldo da 30 anni.
La fortuna proprio.

Eppure avrei potuto prevederlo. Il buon vecchio Franco aveva descritto Salerno con mirabile poesia nella sua Prospettiva Nevski:

Un vento a trenta gradi sotto zero
incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili
a tratti come raffiche di mitra disintegrava i cumuli di neve.


Il nostro albergo era in collina è c'era il dannatissimo ghiaccio sulle strade.
GHIACCIO+MOTO.
Riuscite a intuire la tragedia che si nasconde dietro questo binomio?
Forse sto invecchiando e fra poco avrò bisogno di uno scialle e di una sedia a dondolo.

Ho consumato quintali di burrocacao: sulle mie labbra si sono aperti crateri e faglie. 
Ripenso ai video in cui le biuti-bloggher comparano l'efficacia di settordici balsami labbra.
Mi sono sempre chiesta: ma che cazzo pretendete da un burrocacao? Dove vivete? Io lo uso certo, ma non è che ho le necessità di Filippa Lagerback o dei grassoni svedesi della caramelle Ricola.

E' stato in questo fine settimana che mi sono risposta. Le biuti-bloggher sono tutte del nord. O di Salerno.
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(30) days of poetry. Day #10

In tombe d’oro e lapislazzuli
Corpi di santi e sante trasudano
Olio miracoloso, profumo di viole.
Ma sotto pesanti cumuli di argilla calpestata
Giacciono corpi di vampiri pieni di sangue;
I loro sudari insanguinati e le loro labbra umide


In tombs of gold and lapis lazuli 
Bodies of holy men and women exude 
Miraculous oil, odour of violet. 
But under heavy loads of trampled clay
Lie bodies of the vampires full of blood;
Their shrouds are bloody and their lips are wet.

(William B. Yeats - Olio e sangue)
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domenica 9 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #9

San Francisco
San Francisco
Sei un barbone che brontola
Dentro un lacero abito marrone
Non puoi farti una donna
In un angolo piovoso.

San Francisco,
San Francisco,
You’re a muttering bum
In a brown beat suit
Can’t make a woman
On a rainy corner.


(Jack Kerouac, San Francisco blues - chorus #27)
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sabato 8 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #8

Le belle ragazze
si agghindano e stop
Ma i bei ragazzi
soffrono.

Beautiful girls 
just primp
But beautiful boys 
do suffer.

(Jack Kerouac, San Francisco Blues - chorus #32)
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venerdì 7 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #7

Meglio che io sia poeta
o caschi morto.

I'd better be a poet
or lay down dead.

(Jack Kerouac, da San Francisco Blues - chorus #42)
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giovedì 6 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #6.

Lo so che non so scrivere
versi
ma questo è il mio libro
di righine lattine
di birra e allora compatiscimi
invisibile
lettore lasciami pasticciare
anche
quando ho i postumi e sono senza
idee.


I know that I cannot write
verse
But this is my beercan short
line
Book so bear with me
invisible
Reader and let me goof
even
When I'm sick & have no
ideas.

(Jack Kerouac, da Richmond Hill blues - I know)
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mercoledì 5 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #5

Ogni notte è la liberazione. Si guarda i riflessi
dell'asfalto sui corsi che si aprono lucidi al vento.
Ogni rado passante ha una faccia e una storia.
Ma a quest'ora non c'è più stanchezza: i lampioni a migliaia
sono tutti per chi si sofferma a sfregare un cerino.

(Cesare Pavese, Due sigarette)
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martedì 4 dicembre 2012

La sciarpa rivoluzionaria della genitrice.

La gentrice entra in camera con un annuncio sorprendente.

"Devo spiegarti come faccio per ricordare lo schema ai ferri della sciarpa che sto facendo a tua sorella".

Azz.

"Dimmi pure ma' ".

Parte.

"Le maglie si dividono in quelle che devo fare a destra e quelle che devo fare a sinistra, no? 
Bene.
Dato che io sono di sinistra, mi ricordo che devo iniziare da sinistra. Poi c'è un destra-sinistra che non rispecchia alcuna preferenza politica, ma solo l'esatto contrario da cui ho iniziato. Mi segui?
Bene.
Segue una lunga sezione che inizia sempre da destra. Così per cinque volte.
DESTRA DESTRA DESTRA DESTRA DESTRA.
Come un rompicoglioni che vuole convincermi a votare Berlusconi.

Poi viene il bello: perché devo ricordarmi se le maglie devono essere fatte davanti o dietro. Ecco: quelle a sinistra sono tutte sul davanti. Il che rispecchia la mia preferenza, diciamo. La sinistra viene prima, è al primo posto. Quelle fatte a destra sono tutte sul dietro. E me lo ricordo perché prima o poi a quei bastardi glielo metteremo in culo".



Go mum.

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(30) days of poetry. Day #4

Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

L'ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d'estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell'ombra, e d'un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
dell'infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino, mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l'alba su queste colline.

L'ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

(Cesare Pavese, Incontro)
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lunedì 3 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #3.

Ci sono d'estate
pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese
sotto il sole che sta per calare, e quest'uomo, che giunge
per un viale d'inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote. Bisogna fermare una donna
e parlarle e deciderla a vivere insieme.
Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte
c'è lo sbronzo notturno che attacca discorsi
e racconta i progetti di tutta la vita.

(Cesare Pavese, Lavorare stanca)
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domenica 2 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #2.

E le donne non contano nella famiglia.
Voglio dire, le donne da noi stanno in casa
e ci mettono al mondo e non dicono nulla
e non contano nulla e non le ricordiamo.
Ogni donna c'infonde nel sangue qualcosa di nuovo,
ma s'annullano tutte nell'opera e noi,
rinnovati così, siamo i soli a durare.
Siamo pieni di vizi, di ticchi e di orrori
- noi, gli uomini, i padri - qualcuno si è ucciso,
ma una sola vergogna non ci ha mai toccato,
non saremo mai donne, mai ombre a nessuno.

(Cesare Pavese, Antenati)
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sabato 1 dicembre 2012

(30) days of poetry. Day #1.

Oh da quando ho giocato ai pirati malesi,
quanto tempo è trascorso. E dall'ultima volta
che son sceso a bagnarmi in un punto mortale
e ho inseguito un compagno di giochi su un albero
spaccandone i bei rami e ho rotta la testa
a un rivale e sono stato picchiato,
quanta vita è trascorsa. Altri giorni, altri giochi,
altri squassi del sangue dinanzi a rivali
più elusivi: i pensieri e i sogni.
La città mi ha insegnato infinite paure:
una folla, una strada mi han fatto tremare,
un pensiero talvolta, spiato su un viso.
Sento ancora negli occhi la luce beffarda
dei lampioni a migliaia sul gran scalpiccìo.

(Cesare Pavese, I mari del Sud)
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