mercoledì 30 gennaio 2013

Di come ho vinto un libro e di come vincerò al SuperEnalotto.

Sentite un po' questa.
Commento un post su questo blog raccontando molto brevemente la storia della casa editrice e della sedia. Mica vi svelo niente, no?
L'aveva capito pure mia nonna novantacinquenne che era una storia vera e non una specie di racconto di finzione come volevo far credere (e poi io ce l'ho davvero la maglia a righe grigie e viola, e l'ho davvero indossata per andare a quel primo indimenticabile colloquio).

Ho vinto un libro.
Per quel commento/bussolotto numerato pescato dalla dea bendata, sorda e muta.
Gioite, forza.
Io non ho mai vinto niente, nemmeno i 2€ al gratta e vinci che era costato 2€.
Il prossimo passo è fare 6 al SuperEnalotto (e non 5+1 che mi è sempre suonato come un ripiego, una scusa accampata da chi non è in grado di puntare in alto e si accontenta del traguardo a portata di mano).

6 al Superenalotto is the limit.

Comunque. Vinco il libro di Gianluca Comuniello Nessuna esperienza richiesta, edito da Intermezzi.
Non lo nasconderò: ho avuto un brivido. Perché se hai 28 anni, due lauree umanistiche, deprimenti sogni di successo letterario e scontri frontali con una realtà fatta di morti, feriti e impieghi non retribuiti, leggere un libro che parla di come è brutto essere giovani precari oggi ecco, non so.
Non so.
Questi sono tempi in cui il massimo contatto con la realtà che sono in grado di gestire è una full immersion in Winnie the Pooh e gli efelanti.

Neorealismo.




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sabato 26 gennaio 2013

Cinedomeniche vol. VIII - Special edition: La Compagna di Divano.


-Io amo tutti i tipi di film, capisci? L'unica cosa che non riesco proprio a sopportare è la violenza gratuita.
-Ah beh, giusto. E qual è il tuo film preferito?
-Arancia meccanica.

E' con queste parole incise nella pietra che voglio presentarvi La Compagna di Divano.
Non esistono parole più rappresentative della sua persona, perché:
1) Le ha stampate sul suo biglietto da visita.
2) Inneggiano alla cialtronaggine come stile di vita.

Mi pare evidente che andiamo molto d'accordo.

Lei è l'ospite d'onore di questo volume di Cinedomeniche un po' speciale e, ovviamente, molto cialtrone.
L'esistenza della Compagna di Divano è propedeutica all'esistenza del divano stesso, nonché all'uso che ne faccio. In altre parole, odio guardare un film da sola.
A meno che non si tratti di un porno, è chiaro.
Anche se, forse, anche il porno è meglio in compagnia, considerando tutta una serie di ripercussioni che -

Mh.
Let's start again.

Odio guardare i film da sola, soprattutto se sono dei film molto belli o molto brutti. Che gusto c'è a sopportare le pene dell'inferno per un'ora e mezza se non ho nessuno accanto con cui parlare dello scoglionamento provocatomi dall'ennesimo film della Sofia Coppola?
Appunto.

Ecco alcune perle di saggezza della Compagna di Divano, perle casuali e sparse sul pavimento, sia chiaro, ché si è rotto il filo della collana e adesso è un macello.
Notate il suo buon cuore: ha sincronizzato audio e video, rendendosi perfettamente conto di non trovarsi su raitre.


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martedì 22 gennaio 2013

Che.

Che piove da ore e non me n'ero accorta.
Che le ginocchia me le porta via il vento, molli come le corde delle persiane.
Che il tetto è tenuto fermo solo da chiodi infilati poco in profondità.
Che si sente vivere in lontananza, dove ci sono più luci.
Che batto i tacchi degli stivali di pelo e voglio tornare a casa.
Che capisco che saltare la ringhiera sarebbe il modo più bello di morire, ma lo penso solo per curiosità e casistica, nel caso si giocasse a chiederci come preferiremmo morire.
Che il vento che stacca i rami fa un rumore di sparo.
Che a un certo punto incasinerò tutto.
Che il cielo sfuma verso un rosso apocalisse.
Che la nebbia nasconde la Torre Biologica.



Lo capisco una sera che infilo il cappotto sopra il pigiama e esco sul balcone perché dentro fa caldo e mi gira la testa.



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domenica 20 gennaio 2013

Non so mai che farci.

C'era la luna ed era sull'acqua. Una luna in miniatura che dondolava sulle piccole onde. Vedo sempre belle immagini del genere ma non so mai che farci. Credo che uno dovrebbe condividerle con qualcuno. O metterle in una poesia.
(In stato di ebbrezza, James Franco)


La frustrazione è una cosa bellissima.
Io ne ho a pacchi.
Invidiatemi.
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mercoledì 9 gennaio 2013

Un anno di minchiate d'autore.

Oggi questo posto di cose che non esistono compie un anno.

Gioia e gaudio, perché è un compleanno che non ci fa girare le palle come il ventottesimo.
"Ci" nel senso "a me".
Plurale maiestatis.

Io me lo ricordo quando ho iniziato.
La notte di capodanno dondolavo ubriaca per la strada e ho lasciato camminare gli altri, e sono rimastata indietro di proposito, e ho detto all'Architetto che avrei chiamato il blog cose che non esistono, perché mi sembrava appropriato. Davvero appropriato.

Lui stava appoggiato alla vetrina di un negozio chiuso. Mi ha detto che gli sembrava perfetto e, dicendolo, mi sembrava felice.

Speriamo in un altro anno ancora più pieno di minchiate.


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martedì 8 gennaio 2013

Banjo is the future.

Oggi mi è tornato in mente uno che mi disse:

"La letteratura non serve a niente, i libri non mi fanno né caldo né freddo. Una che studia letteratura francamente non la capisco perché è, e sempre sarà, una fallita di merda. Io piuttosto ho un piano di crescita personale e professionale da attuarsi entro 5 anni. Degli step a traguardi intermedi di sei mesi. Se sono qui con voi è solo perché devo acquisire le competenze necessarie per il mio obiettivo".

E quale sarebbe il tuo obiettivo?


Mi pare si chiamasse Fabio.
Da quel giorno, noi del corso di formazione iniziammo a chiamarlo B.
Una mattina, un attimo prima che si aprissero le porte dell'ascensore, gli dissi:

"C'hai la faccia talmente da stronzo che quanto meno un giorno ti troviamo in politica".


La gente come me non gli fa niente alla gente come quello.

Il fatto era che un po' ce l'avevo, perché aveva attaccato il suo pippone durante la mia presentazione agli astanti. Stavo in piedi in mezzo al cerchio (quante volte ho vissuto questa scena degli alcolisti anonimi?) e dovevo spiegare il motivo per cui avevo scelto un verso di Kerouac come identificativo della mia incasinatissima persona.

FAIL.

Sempre oggi ho pensato alla storia della casa editrice e della sedia.
Poi a quando credevo che le cose sarebbero state facili e non lo sono state.
Poi al curriculum, che è una delle cose più tristi della vita, insieme all'Olocausto e a Il pianista di Polanski.

Quindi l'illuminazione: il mio futuro potrebbe essere il banjo.
Voglio unirmi, girovaga, a questi ragazzi che suonano sempre a piazza San Domenico. Il tizio con il violino assomiglia ad Robert Pattinson, ma almeno ha un talento lui: il violino appunto.
C'è quello con la fisarmonica, c'è il cantante che è davvero troppo basso, e qualcun'altro che mi sfugge.
Manca il banjo e quel tocco femminile che distingue gli artisti di strada dai FOTTUTISSIMI ARTISTI TALENTUOSI DI STRADA.
Duecento metri più avanti c'è una che suona l'arpa, con una maglia verde e la gonna lunga rosa. E' piuttosto quotata a via Benedetto Croce. Crea quella certa atmosfera fantasy che ad alcuni piace, ma che secondo me stona un po' in mezzo all'odore delle sfogliatelle.
Certo è che l'arpista è perfettamente inserita, se consideriamo che davanti alla chiesa del Gesù Nuovo si è messa la danzatrice del ventre con tanto di tappeto persiano.

Ma non perdiamo di vista il centro della questione.

SE RIESCO A ENTRARE NELLA BAND, A QUESTA LA FACCIAMO SLOGGIARE IN DUE SECONDI, RAGA', E CI PRENDIAMO TUTTI I SUOI SOLDI DA ARPISTA.

Devo solo imparare. Prenoto un'audizione da qui a qualche mese. Intanto mi esercito.

Ci vediamo fra 5 anni Fabio. E ricorda: don't mess with a banjo player. Perché quella che studiava lettere al massimo ti lanciava un libro dietro. Ma la suonatrice di banjo, lo strumento te lo spacca in fronte.


*Questo post è stato scritto dopo una prolungata esposizione ai Mumford & sons. I Mumford & sons nuociono gravemente alla salute e possono provocare effetti collaterali anche gravi. Tipo la demenza. Se si assumono  i Mumford & sons per un periodo prolungato, consultare il medico e avere cura di non consultare gli annunci di lavoro.*
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venerdì 4 gennaio 2013

The shape of things to come.

Ho ascoltato per tutta la notte un disco letteralmente rotto.
Eppure, tra i pezzi mancanti e i capelli che strofinavano sul cuscino, ho intravisto l'infinito che c'era di buono.

Vorrei che fosse un presagio.
Saper vedere.

Vorrei che, ascoltandolo di giorno, per intero e senza singhiozzi, non si scoprisse che era un album di Toto Cutugno.


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giovedì 3 gennaio 2013

Soprano.

Era solita piangere, quando la mattina camminava -troppo veloce- davanti all'entrata del conservatorio, e non sapeva riconoscere gli strumenti musicali che venivan fuori dalle finestre.
Una voce, certo, con il suo pianoforte.
Un violino, pure - un esercizio nervoso.
Ma quella volta -che sembrava Gershwin che sale morbido le scale- quella volta, non avrebbe proprio saputo dire.


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