domenica 31 marzo 2013

Cinedomeniche vol. IX - Marzo.

Sentivamo la necessità di un nuovo volume di cinedomeniche?
Probabilmente no.
E di uno che desse una vaga idea di cosa sia passato a marzo su questi schermi?
GIAMMAI.
Eppure eccolo qua, gradito come una sorpresa Enrico Coveri nell'uovo di cioccolato Bauli Grandi Firme.

La mia vita miserable.
(Les miserables, 2013)
Il 4 marzo ho visto Les Miserables.
Poi l'ho rivisto il 10.
Poi l'ho rivisto verso il 20.
Amo i musical? Preferisco un calcio in bocca.
Ma questa è un'opera, e fa piangere, e io e Madre abbiamo allagato il cinema vergognandoci molto. Hugh Jackman non fa che chiedere altri 5 minuti a Russel Crowe, che non fa altro che camminare sui cornicioni e parlare alle stelle. La Hathaway appare 10 minuti in tutto, facendoti piangere tutte le lacrime non piante. Pure quelle di quando, all'asilo, ti rubarono il pastello giallo (semicit. Chi la capisce vince un caffè).

Per favore, sparate sul regista.
(Anna Karenina, 2013)
O comunque fategli cambiare spacciatore, perchè una roba come Anna Karenina non trova ragione di esistere. A meno che qualche dittatura sudamericana pratichi ancora la cura Ludovico Van. Allora sì.

Napoli verrà distrutta all'alba.
(La città verrà distrutta all'alba, 1973 - 2010)
Il bello di vedere un film degli anni '70 e il suo moderno remake è constatare che non ci sono più i peli di una volta. Teste ipersagomate alla Ken, palesi parrucchini, barbe chilometriche, toraci villosi, facce lombrosianamente eloquenti.
Gli anni '70 erano molto meglio. Sapevi da che parte stare.

Tu chiamalo, se vuoi, ospizio.
(Marigold hotel, 2011)
Dev Patel, avendo vinto Chi vuole essere millionaire?, avrebbe potuto smettere di lavorare. E invece no, fa la parte di un cretino che gesticola troppo. In compenso Judy Dench si rincretinisce e va a trovarsi un lavoro da centralinista in India.

Perchè hai un uovo di cioccolata nella camerata, soldato palla di lardo?!?!
(Full metal jacket, 1987)
Genitrice (addentando una fetta di colomba): Ma com'è che certi registi non sbagliano quasi mai?
Io (perplessa): Quasi?

La donna che fissa gli strambi denti di Ewan McGregor.
(L'uomo che fissa le capre, 2009)
Se tra voi si nascondono fan di Ewan, li pregherei di illuminarmi sulle tecniche più efficaci per ignorarne la strana dentatura.
È benvenuto anche chi abbia idea come (e se) sia possibile guardare Jeff Bridges senza fare paragoni con Il grande Lebowski.

Uomini morti che camminano, ma pure quelli vivi deambulano abbastanza bene e non fanno tutto sto casino.
(Rewatch della seconda stagione di The walking dead + terza stagione)
A Rick per un attimo sono venute le mestruazioni, ed è appena appena uscito di senno. Solo un po', eh. Ma noi lo amiamo lo stesso. D'altra parte non potremmo fare diversamente dato che questa non è più una democrazia.
Il Governor faccia attenzione all'altro occhio, e al suo corpo tutto.

Share This:    Google+
Read More

giovedì 28 marzo 2013

Sotto la W.

Toglietemi tutto, ma non gli occhiali (a meno che non vogliate vedermi sbattere contro i muri), e la capacità di capire quello che leggo.
Non sono un' intellettuale spocchiosa, piuttosto una sfigata che si è fatta sessanta esami universitari utilissimi, tipo Latino Medievale di-sta-minchia e Filologia Romanza quattordicesimo modulo.
Adesso coltivo asparagi sul balcone, ma io ho letto la Gran conquista de Ultramar, e voi no.



Studiare, non solo mi piaceva, ma mi riusciva benissimo.
Eppure la sera andavo fuori a bere e mangiare, e facevo tanto sesso scatenato. Le frontiere della secchionaggine sono cambiate da un sacco di tempo. Ciao Steve Urkel, sei passato di moda.

Non vi ho mai raccontato di quella volta che mi sono laureata con un anno di ritardo per colpa di Ungaretti. Aspettai, vigliacca, che il programma di Letteratura italiana novantesimo modulo cambiasse. Non ci capivo niente delle poesie, dei saggi critici, delle letture aggiuntive, delle spiegazioni del professore più incapace nella storia della gloriosa Università di Napoli Federico II. Ci ho pianto su quelle cazzo di poesie. Credevo di aver perso il tocco magico.
Il programma cambiò. Presi il solito 30. Via per la mia strada.
Ciao Peppino, a mai più rivederci.
Spippola via da me, if you know what i mean.

Giurai che non sarebbe più successo. Essere sconfitta da un libro.
Voi Dei dell'Olimpo, non avete altro da fare oltre a umiliarmi? Avete deciso che non sarei mai stata un ingegnere, non vi pare già sufficiente?
E dunque non successe più, perché leggo tutto, fino alla fine, e i diritti del lettore di Pennac sono una stronzata. Io non abbandono mai un libro, perché ho fatto in modo che nessun libro mi risultasse noioso.
Pensate un po' che figa che sono.

Poi a gennaio dell'anno scorso compro Infinite Jest di DFW, leggo 300 pagine, lo chiudo e lo rimetto a posto alla lettera W della mia libreria.



(Se è vero che there's more then one of everything, c'è un'altra Marianna, in una differente timeline. Questo doppione probabilmente ha avuto il coraggio, almeno una volta nella vita, di farsi la frangia. Questo doppione una volta ha letto un libro. Era un libro di Paolo Coehlo. E' sicura di sé, fa l'estetista, ha le unghie lunghe e finte: ha fatto la colata di gel spessa mezzo centimetro. Ama il mare e l'estate, si definisce simpatica e solare. Ha un sacco di amici, la sera va a ballare in discoteca e si fa le foto nel cesso, insieme alle amiche, con la bocca a culo di gallina. Guida una Smart. Fuma. Guadagna strappando i peli dalle gambe delle persone. Non ha mai nemmeno visto un libro di 1200 pagine. Vive felice e non gliene frega un cazzo di DFW. Per la verità guarda un po' turbata questo acronimo: le si aggrottano le sopracciglia ad ala di gabbiano.
Ebbene, la sottile membrana tra i nostri universi deve essersi deteriorata. Un Walter Bishop di là deve aver tentato di trasportare di qua Infinite Jest, ignaro del fatto che avrebbe dovuto sostituirlo, nel suo universo, con qualcosa che avesse stesso peso, forma, volume. Invece ha tentato di metterci al suo posto un libricino striminzito di Banana Yoshimoto. Così qualcosa si è rotto e io non capisco più i libri che leggo, come quella cretina dall'altra parte. Come quella volta con Peppiniello Ungaretti).

Provo a leggere Infinite Jest e mi sento una cretina. Affascinata dai lustrini e dai colori, solo perché ho una cornea, una retina, un vetrino adatti a essere stimolati - perché rimanere indifferenti starebbe a significare una patologia grave, una malattia rara. Ma in realtà non ci capisco un cazzo.
Il prossimo passo sarà leggere le riviste dal parrucchiere e le conversazioni nella chat di Facebook.

Per un anno intero DFW lo odio con tutta me stessa. Lo odio anche se non perderò sessioni di laurea per colpa sua. Lo odio più di Ungaretti. Stavolta non ci sono professori da fregare.

Poi inizia il 2013 e si sa: le leggi di mercato, la domanda, l'offerta, la borsa di Milano, Saturno contro, Urano amico. Il 2013 diventa anno sponsorizzato.
Anno Wallaciano.
Il terzo libro di gennaio mi fa capire un sacco di cose e mi rende più intelligente. Oddio, meglio: mi fa capire quanto insulsa sia la mia stupida mente, confrontata con quella di DFW. Questa consapevolezza mi rende più intelligente.
Ero la persona sbagliata al momento sbagliato.
Non vedo perché, allora, applicare tutta questa severità alla persona e non al momento. Era sbagliato lui quanto me. Forse persino più stupido di me dato che, in fondo, era solo un momento. Ed è già passato.

Ciao Infinite Jest, ci rivediamo presto. Sto arrivando.
Share This:    Google+
Read More

martedì 26 marzo 2013

Fireworks.

Ogni sera una festa di piazza e i suoi fuochi d'artificio. Vedo lungo, lontano, fino a Caserta e oltre. Festeggio anche io il mio santo patrono, con i banchi delle caramelle e le insegne sacre. Mischio l'anima e il cuore malandato con la polvere da sparo.

Share This:    Google+
Read More

venerdì 22 marzo 2013

Persino molto più che belle.

Una certa fatica ad alzarsi dal letto la mattina. Una certa fatica a guardare le doghe del letto a castello (io il soffitto non ho il privilegio di vederlo), e risolvere il problema Cosa fare di questa giornata. Una certa fatica a fare colazione (e mi forzo anche se non ho fame, perché la colazione è il mio pasto preferito e saltarlo non mi pare il caso, e ingoio tè, cappuccini, fette di torta, una dopo l'altra, ché la vita è dolce).
Una certa fatica a capire la gente e a gestire i rifiuti, e i sottili rifiuti, e i sottilissimi rifiuti.
Un sacco di ansia a disposizione. A pacchi. La incartiamo e la spediamo worldwide. Spese di trasporto gratuite se, da uno a dieci, siete ansiosi a livello Lexotan, ma siete troppo ansiosi e avete paura di prenderlo.

-Dovresti distrarti.
-Ma da che cosa, se non faccio niente tutto il giorno?

Uno si distrae da qualcosa. La gente non lo sa? Io sono nata distratta.

Passo la vita al setaccio e cade tutto nel cesso, solo qualcosa è trattenuto dalle maglie fittissime.
Tipo fare tre dolci in una settimana, per non sprecare una bottiglia di succo di carota che odora di morte e disperazione e che è costatasolo tre euro, ma noi quei tre euro non li vogliamo sprecare. 
Organizzare con Sorella, su WhatsApp, un acquistone online di t-shirt su Threadless (indicatomi da quella figa di Mareva, con cui presto convolerò a nozze).
Fare la cretina con la Genitrice, a livello che cantiamo il Valjean's Soliloquy e poi strappiamo un tovagliolo di carta e lo lanciamo per aria. Noi siamo come il concentrato di pomodoro, solo di stupidità.
O i libri che leggo fino a notte fonda e le canzoni che mi fanno piangere, tipo Heroes di Bowie che, un anno fa, mi ha aiutato a creare una cosa bella e adesso niente, la magia non la fa più. Ma non fa niente, io a Bowie ci voglio bene lo stesso.
O tipo che domani è sabato, e finalmente ci vediamo.

Poi ci penso e, addirittura, sono cose persino molto più che belle.
L'oro separato dalla ghiaia, invece che la farina cattiva separata da quella buona.

Share This:    Google+
Read More

martedì 19 marzo 2013

Però insomma boh.

Ho in cantiere alcuni post cialtroni e qualche cinedomenica.
Però insomma, boh. Non mi va.
L'altra sera camminavamo e ho detto all'Architetto che era un brutto periodo. Lui mi ha portato a mangiare il Crocque Monsieur, perché sa che mi fa piacere. Però l'ha fatto come se l'idea gli fosse venuta in mente in quell'istante, equivalente tra tante.
Quando non voglio parlare, lui è bravissimo a parlare di altro.
Ho pensato che quando è il mio compleanno sono depressa, quando viene la primavera sono depressa, quando arriva il caldo sono depressa, quando torna Natale sono ancora più depressa.
Ha a che fare con il fatto che, tutto intorno, mi pare ci sia il vuoto delle persone che potevano fare qualcosa e invece si sono allontanate. Ecco che allora sono depressa, di una depressione fisica, di un avvallamento del cuore.
Ho pensato a quella volta che stavo seduta in una pizzeria e spiegavo che non mi entusiasmava niente, nemmeno le cose che avevano sempre avuto il potere di farlo, e nessuno mi capiva e tutti continuavano a mangiare e io bevevo solo un po' d'acqua. Potrei rispiegarlo adesso, con la stessa precisione, più o meno, a chiunque avesse voglia di ascoltarmi.
Però vado a leggere, ché almeno questa volta una riserva naturale intellettuale me la sono preservata.
Tanto poi mi passa.

Share This:    Google+
Read More

venerdì 15 marzo 2013

Il problema.

Il problema di quando costruisci le cose, e te le inventi, e ti circondi di grattacieli, e fai il cielo rosso, e il mare sempre calmo, o sempre agitato, e sono tutti molto simpatici, o molto antipatici, e bevono tutti le birre che vorresti bere, e fumano tutti e non fa male a nessuno, e pensano come la pensi tu, o ti contraddicono con quel fare che piace a te - che piace a te perchè sei stata tu a inventartelo -, e nell'aria c'è proprio la malinconia che hai nello stomaco e quella sospensione di quando si è in sala d'attesa, e tutto è esattamente come dovrebbe essere perché legiferi e governi e mandi a morte senza sottostare a organismi di controllo, e lui vorrebbe stringerle la mano e lei le infila sempre in tasca, il problema, dicevo, è che, se quelli non si prestano più a fare come dici, il mondo si rompe, e  non ne hai un altro a portata di mano, che faccia da riserva.

Share This:    Google+
Read More

lunedì 11 marzo 2013

Vari altri modi.

Penso che essere timidi significhi sostanzialmente essere talmente concentrati su se stessi che diventa difficile stare in compagnia della gente. Per esempio, se passo del tempo con te, non riesco neanche a capire se mi stai simpatico o antipatico, perché sono troppo occupato a chiedermi se io sto simpatico a te. E' stressante e odioso [...]. Allo stesso tempo credo che per chi scrive, parte della motivazione stia nel fatto di imporre se stesso e la propria coscienza agli altri. C'è un'arroganza incredibile anche solo nel provare a scrivere qualcosa; figuriamoci nell'aspettarsi che qualcuno paghi dei soldi per leggere quello che hai scritto. Ecco secondo me gli esibizionisti che non sono timidi si ritrovano a salire sul palco. Finiscono per fare il loro mestiere alla presenza diretta di altra gente. E gli esibizionisti che invece sono timidi trovano vari altri modi in cui esprimersi.
(David Lipsky, David Foster Wallace - Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta)

Questo 2013 è nato per diventare anno sponsorizzato.
Anno Wallaciano.
Share This:    Google+
Read More

mercoledì 6 marzo 2013

Fumo nero e uomini pazzi.

Considerando che nemmeno troppi anni fa i miei tracolli nervosi erano spesso legati all'impossibilità di ottenere l'ID Alto con Emule, mi viene da pensare che nella vita si può sempre guarire.
Non sono più consumata da domande quali "perché io scarico a 3kb/s mentre tutto il mondo ha già visto l'ultima puntata di Lost sette ore fa?" e "cosa ho fatto di male per non poter vedere in anteprima assoluta la scoperta della botola e dell'esistenza di Desmond "brotha" Hume e PennyPennyPenny?"


Si può migliorare dunque, se sono passata dalla fase lo voglio adesso, subito, lo voglio di più (il telefilm), a quella denominata mettiamo insieme un po' di puntate, ché una alla settimana è troppo poco.
Fase che sfocia addirittura nella stoicissima Guardiamo la serie tutta di seguito A FINE STAGIONE.

Succede sempre più spesso ormai.
Il mestiere della spettatrice di telefilm si è trasformato in un hobby.
Che strano.
Che malinconia.

Un tempo discutevamo sulla morte di Buffy, sull'antipatia di Dawn. Ci accapigliavamo tra Bangel e Spuffy. E gridavamo indignati per la sospensione di Firefly, anche se sarebbe il caso di abbandonare l'idea che si possa ripetere un miracolo come quello di Serenity.
E le tavole rotonde per capire come fosse possibile che i nerd del cylon toaster avessero iniziato a pretendere di farci ridere facendo peti, secondo l'indegna tradizione Boldi/De Sica.


Il tutoraggio ai novellini che pretendevano, alla seconda stagione, di vedere la faccia della madre di Ted. Sì, come ho conosciuto vostra madre, e allora? Portate pazienza, illusi.
L'incazzatura per le puntate stand alone di Fringe, quando la continuity era epica.
Ma quanto è bella la metanfetamina blu, eh? Chissà se è buona come dicono. Quante volte abbiamo dato del coglione al tipo che non apprezzava il ruolo fondamentale della mosca nella 3x10? Il dramma e il ridicolo che c'è dietro a quella mosca.
La tavola periodica è poesia.



E i capelli perfetti di Don Draper, le sigarette falliche, e quella bambina cresciutella di Betty. Il suo smalto l'ho cercato per mesi. Christina Hendricks e Anna Torv dalla pelle trasparente.
Mi si nota di più se dico che mi è piaciuta una puntata di Brothers and Sisters o se dico che non mi è piaciuta una puntata di Mad men? E siamo del team Rick o del team Shane? L'avremmo aperto a picconate il granaio o avremmo continuato a dar da mangiare agli zombie? Posso dire che mi piace più Rudy di Nathan? Qual è il miglior finale di stagione in assoluto? Qual è il migliore finale di serie in assoluto? Era necessario farli reincontrare in un limbo? E noi che avevamo elaborato teorie filosofico-scientifiche che fine faremo? Andremo a lavorare in un call-center quando meriteremmo un lavoro da autori televisivi di successo? Ci rimetteremo nelle mani del Signore sperando che ci vada di culo?
E ho pianto nella vasca da bagno quando Tate non ha salvato Violet.
E ho pianto quando Fred è diventata Illyria.
E ho pianto quando Nucky ha sparato un colpo in fronte a Jimmy.

Non mi si venga a dire che i telefilm sono stronzate se, ancora prima di sapere cosa fosse un computer, il Fresh Prince era un appuntamento da non perdere. Se potessi tornare indietro vorrei dirgli di non mettersi a fare i film con Muccino, ma continuare a sfottere Carlton.
E ancora prima c'era Bayside School e SuperVicky e i Robinson, senza i quali oggi non potrei capire le battute sui maglioni di Bill Cosby. All'epoca era ancora un hobby, come adesso e non come ieri.
Ma non mi si venga a dire che i telefilm non sono importanti, o non hanno segnato generazioni. I miei non mi lasciavano vedere Beverly Hills, quando tutti i bambini della mia classe lo vedevano, e se non segna questo, cazzo, ditemi voi cosa.
Se esiste il momento in cui sono diventata adulta, se posso indicare il momento preciso della disillusione e dell'amarezza, è stato quando ho scoperto che Zia Assunta era la mamma di Francesca, e Yetta semplicemente la nonna. Ed erano tutti ebrei e non italiani. E non so chi avrebbe dovuto sentirsi più offeso da questo nostrano e sconclusionato adattamento e chi, poi, ne avrebbe dovuto giovare.

Una vita di bugie, una speranza per le presentatrici Avon.
Da certe verità non ti riprendi più.

Share This:    Google+
Read More

venerdì 1 marzo 2013

Achtung! Alta concentrazione di me stessa.

Dato che la mia serata prevede una lunga sessione di gioco a The sims 3, non rischio certo di apparire improduttiva rispondendo al questionario della carinissima Patalice , la quale mi ha gentilmente taggata in questo post.

Il venerdì sera, secondo me.

Come funziona il tutto?
Io rispondo alle sue 11 domande.
Poi scrivo 11 cose a cazzo su di me.
Poi faccio 11 domande a 11 fortunati estratti col metodo bussolotto.

Tutto chiaro?
Mi accingo dunque a rispondere.

1) Cosa guardate prima in una donna/uomo?
 I denti. Tipo concorso ippico. 
2) Ultimo desiderio prima di abbandonare questo mondo triste e crudele.
Spero che ci sia una Melinda Gordon che mi faccia passare "oltre".
3) La persona su cui avete pensato più volte mentre vi masturbavate.
Una cosa a tre io, l'Architetto e Anna Torv.
4) Un libro, un film e una canzone sull'isola deserta.
Le iene di Tarantino, Brain Damage dei Pink Floyd, Survivor di Palahniuk. Ma se me lo chiedi fra 5 minuti dico tre cose diverse (tipo Il pianista di Polanski, Dear Prudence dei Beatles e La morte a Venezia di Mann). Fra 10 minuti dico-
5) La vostra persona preferita nella vita?
La genitrice, seguita a ruota dall'Architetto. 
6) Destra o Sinistra?
Sinistra. Ma se si tratta del lato del letto su cui dormire, è indifferente. 
7) L'erba del vicino è davvero sempre la più verde?
Ho le piante finte. Verde fosforescente rulez. 
8) Ieri vi siete lavati i denti prima di andare a dormire?
Sono una nazista della pulizia dei denti.
9) Io sono simpatica o vi scasso le balle?
Tipo, la persona più simpatica dell’universo. 
10) Siete bugiardi o la vostra fedina penale pinocchiesca è immacolata?
Lo sono stata. 
11) Dio, c'è o non c'è?
Torna fra 5 minuti. 

E adesso, la richiestissima rubrica "Cose a cazzo su di me".


Share This:    Google+
Read More
Post più recenti Post più vecchi Home page