"E
insomma" le chiedono, "cos'è che le piacerebbe fare nella Nostra Casa
Editrice Di Famiglia?"
"Guardi
come le ho detto" risponde, "mi sono laureata ieri l'altro. Non ho
idea di cosa si faccia in una casa editrice, tranne visionare dattiloscritti,
suppongo".
"Ecco.
Noi questo non lo facciamo mai".
"Nel
senso che c'è chi lo fa per voi?"
"Nel
senso che non riceviamo dattiloscritti".
Perché
inserite annunci per stagiste in una casa editrice? chiederebbe la
ragazza, che però sta guardando la sua mano destra stretta dalla mano destra
del Collaboratore appena entrato nella
stanza.
"Dunque,
come le spiegavo, non riceviamo dattiloscritti" continua il Grande Capo e
la ragazza si preme virtualmente le dita sulle meningi per capire bene.
Purtroppo si perde da qualche parte tra "servizi per lo spettacolo",
"booklet" e "agenzia di servizi editoriali" e decide di
abbassare il volume al minimo.
Capisce
che qualcosa è andato storto quando ha creduto a quella cosa che "si deve
iniziare a fare uno stage gratis da qualcuno e il lavoro si trova".
Annota a mente che deve dire due parole a quello che gliel'ha detta, 'sta cosa.
Annota a mente che deve dire due parole a quello che gliel'ha detta, 'sta cosa.
Così la
ragazza con la maglia a righe viola e grigia inizia i suoi 4 giorni di lavoro
nella Casa Editrice Di Famiglia.
La
ragazza con la maglia a righe non ha una sedia.
Cosa che
non sarebbe nemmeno troppo grave se avesse qualcosa da fare.
Purtroppo
è tutto molto confuso, è il 2 settembre, abbiamo appena ripreso a lavorare, fa
caldo e c'è l'anticiclone delle Azzorre.
Le
telecamere a circuito chiuso della Casa Editrice Di Famiglia la riprendono pascolare
da una scrivania all'altra, mentre finge interesse nel lavoro altrui e
intralcia gli spostamenti di chiunque nella stanza.
Il Grande Capo decide di premiarla.
"Si
vede che lei è intelligente. Ecco il dattiloscritto del prossimo romanzo
poliziesco del Noto Attore di Fiction. Lo legga e mi dica che ne pensa, dato
che ha tutte quelle lauree in roba da letterati. Già che c'è, corregga i
refusi. A casa sua, cortesemente, che intanto le troviamo una sedia".
"Ma
non aveva detto che non ricevevate dattiloscritti?"
"Il
Noto attore di Fiction è mio cugino".
Quando un
giorno e mezzo dopo la ragazza con la maglia a righe torna in ufficio con il
manoscritto corretto e un paio di pagine di considerazioni sull'opera, è
felice.
Non ha
detto a nessuno che le manca la mamma e la sorella, e non le piace non sapere
cosa succeda in casa né mangiare da sola quando rientra per il pranzo, e si
sente a disagio come tutte le volte che inizia a fare una cosa nuova, e non
dice niente anche se sa cosa dire. Però si è laureata ieri l'altro e ha messo
piede in una Casa Editrice di Famiglia che non sembra affatto una casa
editrice, però se i proprietari la considerano tale, sarà così. Si deve pur
iniziare da qualche parte.
Consegna
il pacco di fogli al Grande Capo che legge le pagine di considerazioni e rimane
perplesso davanti all'espressione "italiano standard".
Cosa avrà
voluto dire? pare domandarsi il Grande Capo, mentre osserva il foglio.
"Signorina,
cosa ha voluto dire?" chiede ad alta voce.
Fatemi
capire: devo spiegare al Capo della Casa Editrice di Famiglia cosa significa
italiano standard? si chiede la ragazza con la maglia a righe, che però sta
zitta e ammette di essersi spiegata male.
Voleva dire: il romanzo è molto bello.
Voleva dire: il romanzo è molto bello.
Il terzo
giorno si consuma il dramma.
La
ragazza con la maglia a righe non potrà avere la sua sedia. Pare che le aziende
produttrici di sedie siano andate in fallimento e che nemmeno nei pressi di un
bidone dell'immondizia si possa reperirne una.
"Giacché
sei in piedi", le suggerisce il Collaboratore, "potresti ordinare
quello scaffale lì".
La
ragazza ordina e spolvera solo perché ci sono dei libri: li vuole accarezzare e
tenere stretti al petto e sussarare loro "siete state sfortunati, ma
sappiate che i vostri gemelli sono in un posto migliore, tipo nel reparto libri
di Auchan".
"La
vedo attenta e piena di voglia di imparare" esordisce la mattina del
quarto giorno il Grande Capo. "Oggi è tempo di cartoncino Bristol,
pennarelli e forbici con la punta arrotondata!"
La Casa
Editrice di Famiglia vive di programmi a lungo termine. E' necessario un
calendario multicolor disegnato su cartoncino per tenere sott'occhio le
scadenze dei progetti.
"Quali
progetti?" chiede la ragazza.
"I
progetti che abbiamo in cantiere" fa il Grande Capo guardando orgoglioso
fuori dalla finestra.
E poi il
cartoncino non entra sulla scrivania: bisogna stenderlo a terra. Quindi la
ragazza non ha bisogno della sedia, poiché deve accomodarsi sui talloni.
![]() |
| Pensavo fosse amore, invece era una sedia. |
La
mattina del quinto giorno la ragazza con la maglia a righe sa una cosa che
nessun altro sa.
Fa caldo,
piove, i capelli sono crespi, la maglietta già sudata dopo nemmeno 10 minuti
che l'ha messa. Cammina quattrocentododici passi e arriva alla Casa Editrice Di Famiglia che, diciamo la verità: è praticamente dietro casa e sta al piano terra di una palazzina.
Suona
alla porta e nessuno apre.
Suona
ancora.
Niente.
Forse è
ancora il sogno dell'altra notte, quando ha sognato di lavorare gratis in una
casa editrice di merda. Allora si era svegliata sollevata, ma poi si era ricordata che era il terzo giorno.
Aspetta
fino alle 10 sotto la pioggia quando il Collaboratore fa la sua comparsa.
Da soli
in ufficio si lasciano andare a confidenze.
"Mi
dispiace per la sedia. Credevamo che Collaboratrice avrebbe ridotto il suo
orario a mezza giornata. Così avresti avuto la sua sedia, almeno il
pomeriggio".
La ragazza
annuisce comprensiva.
Poi arriva il Grande Capo e va a licenziarsi.
"Durante
gli studi si crede che il lavoro sarà rose e fiori. Invece non è mai così. Le
do un paio di giorni per pensarci: se va via, se ne pentirà" le dice
paterno.
"Sarà.
Per adesso vaffanculo".
Esce
fuori che sta ancora piovendo. Fa i quattrocentododici passi di ritorno senza aprire
l'ombrello e trema, a ogni passo, un po' di meno.

