Potete dirlo senza paura di offendermi: state un amore
quando non scrivo. Il vostro pianeta gira per il verso giusto e sembra che
niente possa giungere a turbare lo sbocciare dei fiori. Quando non scrivo tutte
le impurità vengono espulse come se steste facendo una sauna facciale
all’anima.
PRO MOLTO FORTE CONTRO COSMOPOLIS
Amo il libro di Foer. Odio Cronenberg.
Amo Tom Hanks. Non ho letto il libro di DeLillo
Pattinson, really?
Ma tanto lo sapete che non durerà. La sauna facciale non
serve a niente. Io ritorno, come torna un punto nero, con tutto il suo carico
di insesatezza e disagio.
Perché proprio adesso?
Perché proprio a me?
Ma come perché? Su su. Maggio è già iniziato e voi non
sapete ancora cosa ho visto ad Aprile.
Non vi vergognate?
Aprile dolce dormire per influenza viulentissima.
Intrecciamo coroncine di fiori e saltelliamo nei prati
scansando cacche di vacca! Oppure giaciamo a esanimi a letto invocando la
morte! Secondo Paola Marella, una perfetta padrona di casa dovrebbe inaugurare
l’arrivo della bella stagione con uno di questi due rituali. Io ho scelto il secondo senza
paura di sbagliare e, causa impossibilità di aprire lo sportellino del lettore
dvd, ho subito la programmazione televisiva per due giorni interi. DUE.
Il convento passa Sul lago dorato (1981) con un bouquet di
bellissimi: un’anziana Katherine Hepburn, un anziano Peter Fonda, e una
palestratissima Jane Fonda. Vorrei dire, io nemmeno a 15 anni ero in forma come
Jane a 40. Comunque, il film è tutto un piangere sul
tempo che passa e sull’incomprensione tra padri e figlie (ma va?), però la
Katherine è sempre quella delle commedie anni ’40, e un po’ mi fa venir voglia
di rivedere un film con Spancer Tracey, e quasi mi stavo per alzare e prendere
il dvd di Indovina chi viene a Cena o La segretaria quasi privata, solo che la febbre è salita di botto
a 39 e mezzo e sono andata, più o meno, in coma.
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| Spencer caro, questi giovani non sanno proprio campare! |
Al risveglio c’era Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010)
di Woody Allen e niente, invocando Annie Hall, ho chiesto - e ottenuto - che mi si mettesse in coma farmacologico.
Perseverare è diabolico, oppure da cretini.
A maggio di un anno fa io e l’Architetto festeggiavamo il
mio onomastico in un cinema.
Cosa vuoi vedere amore della mia vita? fa l’architetto.
Ho due locandine davanti.
Molto forte incredibilmente vicino con Sandra Bullock e Tom
Hanks dal libro di Foer.
Cosmopolis di Cronenberg con Pattinson.
Elaboro velocemente una lista di pro e contro.
PRO MOLTO FORTE CONTRO COSMOPOLIS
Amo il libro di Foer. Odio Cronenberg.
Amo Tom Hanks. Non ho letto il libro di DeLillo
Pattinson, really?
La scelta è ovvia.
Vediamo Cosmopolis.
Il grado di disagio percepito durante la visione del film è
paragonabile solo ad alcune scene del crimine particolarmente sanguinose o a
certi genocidi. Un uomo di mezza età durante la proiezione si alza e urla
“Stronzi!” a noi che stiamo ancora seduti. Poi se ne va. Il resto del film risulta piacevolissimo.
Ecco, ad aprile leggo il libro di DeLillo e faccio vedere
Cosmopolis alla Compagna di Divano. Così, per dimostrarle il mio amore.
E a lei piace un sacco.
Ed entra benissimo in tutta la problematica del libro (senza
averlo mai letto), addirittura percepisce qualcosa che nel film è solo
accennato ma nel libro è ben approfondito, ed io sono solo una povera cretina
che ha visto per la seconda volta un film che ritiene non riuscito.
EPIC FAIL.
A volta rivedere un film è un’ottima idea invece.
È il caso di Linea
Mortale (1990) di Joel Schumacher, interpretato dai capelli di Kevin Bacon,
l’impermeabile di Kiefer Sutherland e la bocca di Julia Roberts. Un capolavoro
anni ’90 in cui quattro studenti di medicina si uccidono a vicenda e poi
resuscitano per vedere cosa c’è dall’altra parte. Da piccolina l’ho visto cento
volte e mi faceva una paura ladra. Adesso no, perché ho fatto caso più ai
capelli di Kevin e all’assurdità della trama tutta, e alle inquadrature aeree
in cui sventolava l’impermeabile di Kiefer come un brutto video di Celine Dion
su Mtv. Però che bello lo stesso, mi pareva di avere di nuovo 10 anni.
Prendetela! È quella a
cui non piace Fellini!
Molti molti anni fa vidi La voce della luna (1990) con
Paolo Villaggio e Roberto Benigni e decisi che Fellini poteva pure andarsene
affanculo.
Sì, avevo visto in tempi remotissimi Amarcord (1973) e mi era
piaciuto – anche se ricordo solo le tette della tabaccaia – e sì, pure La
dolce vita (1960), e sì pure Fellini Satirycon (1969), però insomma, certe cose viste o ascoltate
troppo presto non è che perdano fascino: non lo acquistano proprio. È l’effetto indesiderato di avere una
Genitrice radical chic che ti fa ascoltare De Andrè a 6 anni: può succedere che
De Andrè non ti piaccia mai veramente.
Idem per Fellini e per tutta una serie di altre cose.
Però questo aprile mi è sembrato il momento giusto per
ripensare a Fellini e 8½ è stato il perfetto punto di partenza per
allontanarmi da quel mondo caciarone, colorato, sudato, grassoccio e burroso
che Fellini ha sempre significato per me provocandomi, sempre, grande fastidio.
Mi ritrovo davanti a un’eleganza che non si può dire. Un'eleganza che trasuda da ogni inquadratura e quindi niente, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati.
Mi ritrovo davanti a un’eleganza che non si può dire. Un'eleganza che trasuda da ogni inquadratura e quindi niente, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati.
#Got
Che non è un suono da avvenuta digestione, ma semplicemente
Games of Thrones. Questo aprile ho recuperato le prime due stagioni di un
telefilm di cui tutti parlavano su twitter. Mi sentivo esclusa e triste.
Ora ne parlo pure io e sono felice, anche se ogni puntata mi
provoca una gastrite causa: alcuni dei personaggi più odiosi mai immaginati.
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Riassumere la trama? Ma anche no. Piuttosto vi riassumo i
canti della Commedia di Dante. Sappiate solo, se non l’avete visto, che c’è un
trono fatto di spade fuse tra loro e un bordello di persone che reclamano il
diritto a sedercisi sopra.
Io una preferenza ce l'avrei, ma la tengo per me.
Questo è quanto.
Sempre vostra Khaleesi.




