Dalla regia hanno trovato
di che lamentarsi.
Troppi uomini.
Nelle mie cinedomeniche.
Ma anche in cabina regia, evidentemente.
Potrà essere sembrato che io guardi solo film in cui uomini molto belli fanno cose varie che passano comunque in secondo piano in virtù del fatto che sono uomini molto belli.
Potrà essere sembrato che io guardi solo film in cui uomini molto belli fanno cose varie che passano comunque in secondo piano in virtù del fatto che sono uomini molto belli.
Sbagliato.
È solo il mio modo
cialtrone di vedere le cose perché, come mi disse un vecchio saggio, “il tuo talento sta nello sforzarti a non
farti prendere mai sul serio. E ci riesci benissimo!”.
I più attenti avranno
capito che io consiglio solo capolavori, in
cui talvolta ci sono uomini molto belli.
Ma è sempre stato un
caso.
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| Da grande voglio fare l'attore impegnato. |
Ve lo dimostra questo V
volume di cinedomeniche dedicato ai grandi personaggi femminili.
Quelli grandi davvero,
però.
Non so più da quanti anni
c’è questa moda vintage grazie alla quale tutte le donne tra i 16 e i 61 anni
affermano, a costo di finire sul rogo, che Audrey Hepburn, Marylin Monroe e
Grace Kelly sono e sempre saranno icone
di stile, eleganza, bravura, donne come non ce ne sono più, come non ci si
trucca più, personaggi come non se ne fanno più, mettiamoci tutte un tubino
nero l’8 marzo e andiamo a fare la spesa orgogliose del nostro diadema, nei secoli dei secoli amen.
Audrey, Grace e Marylin avevano
stile, erano bellissime, erano grandi attrici (o a scelta bambolone sexy) che
hanno partecipato ad alcuni dei film più belli dei più grandi registi, ma non
mi venite a dire che hanno interpretato le donne che vorreste essere.
Holly Golightly è una sgualdrinella
all’acqua di rose e la principessa Anna non ha mica il coraggio di lasciare la corona e fuggire
con Gregory Peck.
Nell’ultima scena di La finestra sul cortile Grace dice orgogliosamente la sua: finge di leggere un libro e, appena Jimmy Stewart non la vede, prende una copia di Harper's Bazaar, da buona signorina di Park Avenue.
Nell’ultima scena di La finestra sul cortile Grace dice orgogliosamente la sua: finge di leggere un libro e, appena Jimmy Stewart non la vede, prende una copia di Harper's Bazaar, da buona signorina di Park Avenue.
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| Non fare quella faccia, Grace. Ti vengono le rughe. |
Vai, sorella.
In Mezzogiorno di fuoco sempre
Grace straccia i maroni a Gary Cooper come poche volte mi è capitato di vedere:
lui rimane solo, solissimo a proteggere una cittadina che lo ha abbandonato e
la moglie non è da meno, prende il puntiglio e tutta vestita di crinoline, va
ad ignorarlo mentre rischia la vita.
Marilyn era Marilyn. Bionda e adorabile e bionda.
Marilyn era Marilyn. Bionda e adorabile e bionda.
I personaggi femminili
che il cinema degli anni ’50 e ’60 ci ha proposto erano mammine, signorine in
cerca di marito, ladruncole che rientrano nei ranghi non appena qualcuno se le
sposa, signore che sfornano biscotti e figli.
Era tempo di benessere
economico, dei Kennedy, di una certa idea di famiglia.
È stato meraviglioso.
Ma esiste altro.
Esistono altre donne.
Sua Maestà Marlene
Dietrich ovvero: io mi vestivo
davvero da uomo, mica affittavo un costume al sexy shop.
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| Provaci pure, a vestirti come me, se vuoi perdere tutte le tue amicizie. |
Marlene era una con i
controcazzi. Nel 1935 guadagnava circa 3000 dollari.
A settimana.
Marlene è stata la prima
a baciare una donna sullo schermo.
Era il 1930.
Si vestiva da uomo, nella
vita e nei film. Ma non da porca donna manager in tailleur aderente e camicetta
trasparente che vuole far venire pensieri zozzi al capo. Marlene era
abbottonata fino al collo e aveva pantaloni larghissimi e scarpe classiche da
uomo, mica tacchi.
Non esiste una donna che
possa vestirsi veramente da uomo ed
essere bellissima.
Noi non saremo mai
Marlene.
Quando Marlene era in
reggicalze e costume di scena non aveva paura di aggiustarsi le mutande o di
scavalcare una balaustra.
Marlene era una che non
si sedeva mai dove le chiedevano di sedersi.
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| Prego, fraülein. Si accomodi. |
Cantava in tre lingue e
andava a letto con il più bello che fosse in
quel momento disponibile.
In Marocco Marlene da la chiave della sua stanza al bel soldato della
legione straniera Gary Cooper. Ma quando lui parte lei fa la bella vita con un
miliardario. E quando il miliardario le chiede di sposarlo, fanno una bella
cena di fidanzamento con amici e amiche miliardarie. Ma in quel momento torna
il bel soldato della legione straniera e Marlene che fa? Va a piedi nudi nel
deserto insieme alle capre.
Col miliardario amici
come prima.
Vai, sorella.
Nell’indimenticabile
Venere Bionda Marlene ha la più splendida faccia di culo di sempre.
Ecco una battuta che
riassume tutto il film:
-Ho fatto la bella vita, intanto che sei andato a curarti da una malattia mortale. Ma potevi pure avvisarmi che saresti tornato in anticipo, avrei quanto meno nascosto la pelliccia che mi ha regalato l’altro!-
Che equivale al moderno
-Come hai osato violare la mia privacy e leggere i messaggi sul cellulare in cui c’è la prova che ti ho tradito?!-
Negli anni ’30 il cinema
ha mostrato queste donne. E non erano personaggi negativi, eh.
Nel cinema di oggi se uno
fuma, quanto meno dopo dieci minuti viene investito da un tram.
Non sia mai che il messaggio non sia abbastanza
chiaro.
Marlene non muore mai.
Non va in prigione, raramente si sposa e quando lo fa tradisce. Fuma, beve, fa
la prostituta, la ladra, la ballerina nei bordelli ed è sempre la Diva.
Quelli che la giudicano
sono noiosi.
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| Wenn ich mein Leben noch einmal leben könnte, würde ich die gleichen Fehler machen. Aber ein bißchen früher, damit ich mehr davon habe |
D’altra parte solo una vera Diva non ha paura di vestirsi da scimpanzé. Chiedete a Sabrina Ferilli di vestirsi da bestia esotica, vedete un po' che vi risponde.
Imprescindibili: L’angelo azzurro (1930), Marocco (1930), Venere bionda (1932).
Gli altri di conseguenza.




